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Il canto come preghiera

Preghiere e modi di pregare
Il canto come preghiera
Qui cantat, bis orat : Chi canta prega due volte (S. Agostino)
Cantate e inneggiate al Signore con tutto il vostro cuore.

Per giungere alla affermazione che il canto è preghiera (atto di culto a Dio) è bene fare alcune considerazioni necessarie in merito alla natura del canto cristiano.
Cos’è il canto? Come nasce?
Alcuni pensano che il canto sia una pura espressione vocale, musicale, anche se l'effetto esteriore sembra essere questo.
Il canto è innanzitutto un atteggiamento nuovo di fede in Cristo Gesù e per l’opera di salvezza nella mia vita.
E come quando ti senti amato da una persona effondi a lei con spontaneità il tuo affetto, allo stesso modo il canto è la risposta d'amore della creatura verso il suo Signore.
Quindi la pratica vocale del canto è solo il risultato e la conseguenza di un avvenimento interiore: Dio che si rivela!

La Scrittura ci rivela che il cristianesimo è nato nel canto.
I cantici di Maria (Lc 1, 46-55), e di Elisabetta (Lc 1, 41-42), degli Angeli (Lc 2, 13-14) e di Simeone (Lc 2, 27-32) annunciano la nascita di Gesù.
La sera del giorno fatidico in cui Gesù celebrò la sua ultima Pasqua con i suoi discepoli, il gruppo cantò un cantico prima di andare ad assistere all’incontro finale con il tradimento e la morte (Mt 26,30).
Dopo la Pentecoste, i membri della nuova comunità cristiana vivono in comune con gioia e semplicità di cuore lodando Dio (At 2, 46-47).
In tutta la lunga storia della Chiesa il vigore della sua vita e del suo Rinnovamento spirituale è stato contrassegnato dal cantare e celebrare la lode del Signore come espressione della riconoscenza per le meraviglie potenti della grazia di Dio (Cfr. Ef 5,19).

Rivelazione di Dio e azione dello Spirito
Quindi il canto nasce dalla rivelazione che Dio mi dà di sé, della sua natura!
E’ lo Spirito che lo fa sgorgare dall’intimo del mio cuore. Lo mette nel tuo cuore, perché sia lui a cantare per primo, lo mette nella tua vita, prima che sulle tue labbra.
Il canto viene introdotto da un profondo spirito di adorazione di Dio nella mia vita. La voce è la proclamazione delle verità cantate nel nostro cuore.
Leggiamo nell'inno ai vespri della seconda settimana del salterio:
Te la voce proclami o Dio trino ed unico, te canti il nostro cuore, te adori il nostro spirito.”

Di conseguenza il canto cristiano autentico è quello prodotto da uno spirito di Culto a Dio, tuttavia senza escludere l’impegno a curare un ministero anche tecnicamente serio.
Quando cantiamo nella Liturgia noi siamo coscienti di svolgere un compito ministeriale, siamo convinti di non fare spettacolo, di non riempire i silenzi imbarazzanti o tanto più coprire i rumori.
Sappiamo che con il nostro canto preghiamo, rendiamo lode a Dio, esprimiamo la nostra gioia di essere insieme convocati dal Signore, per formare una sola famiglia.
Quindi il ministero della animazione musicale non è un fatto esclusivamente tecnico, è innanzitutto un atto di fede: col canto noi esprimiamo il nostro essere cristiani!
Noi vogliamo proseguire la tradizione biblica idi quegli uomini e quelle donne che hanno manifestato con il canto l’avvento del Regno di Dio.

L’insegnamento di Paolo
Quindi con queste considerazioni nasce impellente la necessità di interiorizzare i nostri canti e le nostre espressioni musicali.
Già San Paolo, nelle sue lettera ci dà una chiara immagine di questa realtà spirituale del canto:
La Parola di Cristo dimori tra di voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali... nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di Lui grazie a Dio Padre”  (Col 3, 16-17).
“...Siate ricolmi dello Spirito, intrattenendovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo” (Ef 5, 18-20).

San Paolo ci insegna che noi dobbiamo comprendere come cristiani che attraverso il canto noi adoriamo Dio. E adorare significa consapevolezza dell’individuo che Dio è nell’assemblea e che i canti di lode, le preghiere e la gratitudine vengono presentate a Lui!
Quindi il canto è un autentico atto di Culto a Dio!
Il Papa in un discorso, tenuto qualche anno fa, ha detto: « Il canto è liturgia! ».
Letteralmente: non più canto e liturgia, ma canto è liturgia!

Manca una cultura liturgica del canto
Se a volte non vediamo questo nostro ministero realizzato secondo la Volontà di Dio è perché non obbediamo alla Parola del Signore.
Molto spesso questo ministero è disatteso nelle nostre chiese, poiché mancano di un insegnamento specifico e chiaro in questo settore molto lasciato all'im-provvisazione.
A Dio non si dà né l’improvvisazione né il pressapochismo!
Senza voler esser offensivi con alcuno, ormai siamo abituati a questa situazione del ministero del canto nella Chiesa, basti entrare in certe chiese e ce ne renderemo conto... oppure accendere il nostro televisore al mattino della domenica per renderci consapevoli di un fatto che è ormai familiare da non farci più caso!
Così facendo, vedremo spogliarsi le chiese di questo importante ministero che Dio ha raccomandato alla cristianità di tutti i tempi e di tutti i luoghi!
Il canto portato avanti stancamente come peso o come obbligo morale non basta a coinvolgere l'assemblea e a rendere culto a Dio!
Non bastano le riforme del Concilio e tutte le norme della Chiesa!
Dov’è andata la buona tradizione dei primi cristiani che ricolmi dello Spirito amavano intrattenersi con inni, salmi e cantici spirituali, lodando Dio di tutto cuore e ringraziandolo in Gesù Cristo (Cfr. Col 3,16) se spesso e volentieri nelle nostre liturgie domenicali l'assemblea viene ancora relegata ad un ruolo coreo-grafico e non viene educata ad intervenire e a partecipare?
Chiediamo innanzitutto allo Spirito di ricolmarci di sé, come ci chiede San Paolo, e, poi certamente attualizzeremo ciò che la “Sacrosantum Concilium” ha dichiaratamente espresso:
« La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che mediante una comprensione piena dei riti e delle preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, pienamente e attivamente » (SC 48).

(Testo di Matteo Calisi tratto dalla documentazione storica del RnS)




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