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Il cuore appesantito

Vita spirituale
Quando il cuore è appesantito
QUANDO IL CUORE E’ APPESANTITO
Sulla strada stretta di Gesù

Nella liturgia dell’Avvento possiamo ascoltare questo versetto:
“...State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano...” (Lc 21,34)
L'Avvento è il tempo d'attesa per eccellenza. Eppure, questo invito lo sentiamo attuale sempre, lo sentiamo Parola viva per ogni momento della nostra vita.
E infatti, come non considerare la nostra esistenza come una grande attesa, come tensione continua verso il momento in cui Dio, lo vedremo faccia a faccia?
“L'anima mia ha sete del Dio vivente; quando vedrò il suo volto?” (Salmo 42)
e ancora:
“L'anima mia attende il Signore più che le sentinelle l'aurora” (Salmo 130).


La vigilanza

E' in questa attesa che riceviamo l’esortazione divina: : Vigilate che i vostri cuori non si appesantiscano. La vigilanza è necessaria perché non dobbiamo perdere di vista la meta, il punto di arrivo, il Regno del Padre.
La parola vigilanza assume per noi un significato particolare, diventa un atteggiamento del cuore che, pian piano, ci rende capaci di leggere il momento presente, lieto o drammatico che sia, e vedervi dentro i bagliori di luce del Regno che viene.
L'esortazione di Gesù è infatti preceduta da due promesse con le quali si Gesù stesso si impegna davanti all'umanità:

« Il Regno dei cieli è vicino », e
« Cieli e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno ».

Un cuore pesante

L'appesantimento del cuore è qualcosa di molto più subdolo della cosiddetta «crisi», perché mentre quest'ultima si presenta in maniera chiara, con sentimenti di rifiuto, ribellione e abbattimento, l'appesantimento invece serpeggia lentamente nel nostro cuore, come un sottile fumo che si infiltra dappertutto e piano piano satura l'ambiente.
Sembra quasi che il nemico abbia capito che non può più attaccarci direttamente in un punto e allora mira a destabilizzarci in tutti i campi.
Sentiamo una certa scontentezza che non riusciamo ad attribuire a niente di particolare, però c'è.
Crediamo di poterla combattere impegnandoci nelle cose da fare.
Lavoriamo, parliamo, preghiamo, assistiamo i malati, organizziamo, partecipiamo agli incontri del nostro gruppo... ma tutto è diventato per noi un pesantissimo dovere. E' come se nel nostro cuore avessimo sostituito la fiamma viva e ardente dello Spirito con una candela fioca.

Le cause apparenti

Le cause apparenti di questo stato sono molte,  possiamo trovarle nella famiglia, nel lavoro, negli affetti (incomprensioni, litigi, silenzi prolungati, incomunicabilità, vittimismo, per citarne alcuni)
In noi si crea l'errata convinzione che, se solo potessimo cambiare questa o quella circostanza, o quel collega di lavoro, o l'atteggiamento di quel familiare, la nostra vita sarebbe un paradiso.
Nulla di più falso!
Ma proprio con queste argomentazioni il nemico riesce nel suo intento e trasforma la nostra lode in lagnanza.
Ci separa e ci scolla, cioè ci divide, dai fratelli che non riusciamo più ad accettare. E’ vero, li accettiamo ancora ma secondo la carne, cioè con una accettazione che è in balia di simpatie e antipatie.
Tutto il nostro essere, (anima, corpo, spirito), che dovrebbe incessantemente dare lode a Dio, diventa cattivo, nel senso latino della parola, captivus, cioè legato, catturato, prigioniero.

La vera causa

Ma la causa reale di questo appesantimento la dobbiamo ricercare altrove.
Consiste nel fatto che:
  • non siamo più disponibili ad accettare che Dio ci dilati il cuore attraverso le situazioni che ci propone ogni giorno;
  • non sappiamo più riconoscere la sua mano che ci guida ogni momento,
  • non leggiamo più la benedizione che si cela dietro le apparenti contrarietà,
  • viviamo da rassegnati la volontà di Dio


Invece  Dio ci vuole abbandonati gioiosamente e attivamente a Lui.
Il nostro Dio, il Dio d'amore non vuole il male dei suoi figli, né la rovina: ciò che Dio permette nella nostra vita fa parte di quel meraviglioso piano di salvezza che ha preparato da sempre per ciascuno di noi, per me, per te.


Amo il progetto che Dio ha per me?

Credo che questo sia il progetto migliore per me, l'unico che possa pienamente realizzarmi?
O sento piuttosto che Dio mi sta rubando qualche cosa?
Nel mio cuore risuonano le parole del salmo 23?
“Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla...”

O Spirito Santo, vieni e grida ripetutamente in me, come un'eco tra le montagne:
Mio pastore, mio pastore, mio!
Io sono amata, sono amato dal Pastore che nulla mi fa mancare, nulla di ciò che mi serve e che è fondamentale alla mia vita.
Non temerò, Signore, anche se andassi per una valle oscura.

Signore,
Non ho timore perché nell’oscurità di quella valle io ti ritrovo accanto a me per sostenermi.
Anche nelle nebbie della monotona routine quotidiana, nei gesti ripetitivi del mio lavoro, anche nella nebbia in cui vedo solo il mio peccato, tu, Signore, mi conduci e mi guidi verso le acque tranquille e i verdi pascoli del tuo amore.
Ecco che nel mio cuore prende vita la gratitudine che non posso esprimere in altro modo se non nella lode e benedizione.
Ti ritrovo accanto a me, Signore, come l'Amico, la Guida, come Colui che mi dà forza e mi corregge e allora insieme a te, stringendomi più che mai a te, io vivo.

Assieme a te posso ripercorrere quelle situazioni, per me tanto sgradevoli prima, come esperienze preziose che mi educano a tenere sempre lo sguardo su di Te, a invocarti e a testimoniarti.
Ogni avvenimento della mia vita diventa allora un'occasione per ripetere insieme a Giobbe:
“Prima ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono” (Gb 42,5)

Sì, Signore, i miei occhi ti vedono come il Dio che salva, il Dio che ama, il Dio che regna, ma soprattutto come il Dio con me.


Tratto da un testo di Paola Martinelli, dalla documentazione storica del Rinnovamento. Foto dal web.


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