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Il discernimento degli spiriti

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I carismi. Capirli e attuarli
Il discernimento degli spiriti. Un carisma poco conosciuto
IL DISCERNIMENTO DEGLI SPIRITI.
CHE COSA E’, COME SI FA.
Il Discernimento degli spiriti serve a determinare se le ispirazioni e gli impulsi che giungono alla nostra mente provengono da Dio, da Satana o da noi stessi.

L’uomo è suscettibile ad influenze e ispirazioni provenienti dalla propria mente o dal proprio subconscio, ma anche da fonti diverse. La differenza tra infanzia e maturità spirituale sta nella capacità di distinguere gli stimoli fra loro contrastanti che possiamo sperimentare in noi stessi, distinguendo così il falso dall’autentico.
Il discernimento degli spiriti fa parte dei carismi profetici, anzi vigila su questi: infatti, serve a riconoscere le profezie vere da quelle false. In alcuni questo carisma (dono dello Spirito) è particolarmente sviluppato, e costituisce un dono carismatico utile a discernere il cammino della comunità. In tutti, invece, può essere coltivato per esercitare un giusto controllo almeno su se stessi.
S. Ignazio di Loyola detta delle norme precise sul discernimento personale, di cui parleremo in un intervento successivo. In questo, invece, riportiamo un compendio del pensiero autorevole di John C. Haughey SJ, teologo cattolico autore del libro “La cospirazione di Dio: Lo Spirito Santo in noi”, definito dal Card. Suenens  “il miglior libro inglese sullo Spirito Santo letto negli ultimi anni”.

S. Ignazio di Loyola, nei suoi Esercizi spirituali, espone criteri sempre validi e attuali per il discernimento degli spiriti.

1) DA DOVE PROVENGONO LE ISPIRAZIONI

Sto subendo un inganno del Demonio, o sono guidato dallo Spirito?
La capacità di distinguere gli spiriti che si affollano nella mia mente deriva dalla mia crescita, cioè dall’essere ancora nell’infanzia spirituale o nell’aver raggiunto almeno un primo traguardo di maturità.
Non esistono regole sicure indipendenti da me stesso: esistono regole che saprò applicare, a seconda del mio stadio di crescita. Le cose si completano: esercitandomi nel discernimento, cresco nello spirito.


Gesù solo è il Buon Pastore

La voce del Pastore
Il discernimento più semplice consiste nel riconoscere la voce del Pastore dalla voce dei ladri e dei briganti.

In verità vi dico, chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.  Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei” (Gv 10, 2-5)
Occorre saper riconoscere la voce del Pastore, dove esso parli e per mezzo di chi parli, e occorre saperla distinguere dalla voce del ladro. Questo potere lo Spirito Santo lo concede a chiunque lo voglia ottenere.
Questa capacità non è una novità dell’oggi, perché quelli che veramente sono di Cristo hanno sempre saputo riconoscere la sua voce.

Troppi affermano di parlare in nome di Cristo
La novità è che oggi, in tempi di comunicazione di massa, sono aumentate moltissimo le voci di quelli che affermano di parlare in nome di Cristo, ma sono ladri e briganti. Per fortuna questa “indigestione” di falsi profeti e falsi maestri ha agito come un vaccino e, nonostante il grande numero di ingenui sprovveduti, molti stanno imparando ad usare una prudenza moltiplicata.

Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare.” (1 Pt 5, 8).

Il diavolo rapisce le anime deboli


Il diavolo si aggira attorno al recinto e con trappole suadenti cerca di attrarre le pecore fuori per divorarle. Sono pecore non abituate a riconoscere la voce del pastore.
Spesso, il diavolo la imita e può trarre in inganno anche le pecore esperte: occorre esercitarsi a distinguere la voce del vero pastore.
Esistono falsi profeti e ladri che usano un linguaggio pio e religioso, che può nascondere anche manipolazioni o truffe: un caso eclatante, non raro, è quello di cartomanti o guaritori (a pagamento) che operano esponendo il crocifisso o altre immagini sacre.

Il popolo di Dio sta migliorando nel suo discernimento.
Un tempo una grande parte del gregge si accontentava di seguire altre pecore, più avanti nel cammino. Oggi queste “guide” o mediatori, chi per ufficio chi per formazione teologica, sono ascoltati in maniera più selettiva e circospetta.  Non mancano ancora fenomeni di “turismo religioso” indirizzati indiscriminatamente verso luoghi o personaggi di presunta santità, senza nessuna verifica sulla reale bontà del messaggio.
Dio sta davvero agendo nel mondo, a tutela del suo gregge. Ma quando vediamo accadere qualcosa nella nostra vita, come facciamo a dire se quella cosa è stata iniziata da Dio per i suoi progetti, o se è soltanto supportata da Dio, o se è il prodotto della nostra delusione, del nostro egoismo, della nostra soggettività?
Cioè, come posso sapere se sono guidato dallo Spirito?

2) Quali segni rivelano che l’ispirazione viene dal nemico
Dobbiamo esaminare le origini della nostra ispirazione. E’ importantissimo sviluppare la capacità di discernimento, per il nostro bene e per quello degli altri.
Anzitutto, non bisogna credere e fidarsi facilmente.

Carissimi, non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo. Da questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo.
(1 Gv 4, 1-3)

Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.” (Mt 10, 16)

Il lupo può travestirsi da pecora

Il Signore ci comanda di “mettere alla prova ogni spirito” e ci invita a sviluppare una prudenza simile a quella dei serpenti, e una ipersensibilità per riconoscere i lupi che si atteggiano a pecore.
Del resto, Dio sa che il Principe del male ha una capacità di ingannare gli uomini, travestendo la propria nefandezza e atteggiandosi ad angelo di luce, assai superiore alla nostra capacità umana di discernere. Per questo ha stabilito che possiamo avere l’aiuto dello Spirito Santo nella nostra lotta contro le insidie che Paolo definisce “i principati e le potenze di questo mondo di tenebre”. (Ef 6,12)


I PRINCIPI DEL DISCERNIMENTO

Per spiegare meglio i principi del discernimento esaminiamo il caso di una persona che è ispirata a compiere una certa azione, o praticare una certa devozione, oppure si sente spinta ad una vocazione particolare, ma che è incerta sulla origine di questa mozione interiore. Si tratta del caso più comune, nel quale tutti noi, prima o poi, ci possiamo riconoscere.

Prima premessa.
Ovviamente, la premessa è che questa mozione spinga a compiere un’opera apparentemente buona, altrimenti sarebbe inutile chiedersi da dove viene.
Seconda premessa
Altrettanto ovviamente, siamo tutti convinti che Dio può guidare personalmente ciascuno nel discernimento delle sue mozioni interiori, e che lo Spirito Santo ci rende sensibili a questa guida e ci aiuta ad applicarla.
Terza premessa
Diamo anche per scontato che ogni persona, nessuno escluso, è sempre soggetta a ricevere ogni tipo di ispirazioni, sia quelle buone che quelle cattive. Dunque, ognuno deve esaminare l’origine e i frutti delle proprie ispirazioni, e imparare a discernere la loro origine. Nessuno è esente dalle ispirazioni del nemico. Dunque, non è peccato ricevere ispirazioni negative. Semmai è peccato ritenere di esserne esenti.

Poiché  Dio vuole formarci, come il vasaio forma l’argilla, dobbiamo saper riconoscere il tocco della mano di Dio distinguendolo da quello del nemico.
Comunemente si dice che esistono cinque criteri generali per distinguere il tocco della mano di Dio. Sono cinque metodi che ci aiutano a discernere i moti in conflitto nella nostra anima.


3) CINQUE CRITERI PER DISTINGUERE L’ORIGINE DELLA ISPIRAZIONE

Primo criterio
Lo Spirito di Dio agisce in noi secondo la Sua stessa natura.

Sappiamo che lo Spirito di Dio è spirito d’amore e di verità.  Quando agisce nell’ordine umano agisce in conformità alla sua natura: dice la verità, viene nell’amore e guida all’amore e alla comprensione di Dio, di se stessi e degli altri.

Se alla nostra ispirazione mancano queste qualità, possiamo ritenere che non viene da Dio. Ogni ispirazione indirizzata alla scarsa comprensione e giustificazione degli altri, o anche di se stessi, proviene dai propri rimorsi ed egoismi, che sono il modo in cui il nemico vive in noi.
Sappiamo anche che lo Spirito è lo Spirito di Gesù, quindi ci porta a dare gloria a Lui e ad essere strettamente uniti alla sua Persona. Tutto ciò che ci porta ad essere più sensibili allo Sposo, e ad imitarlo, viene certamente dallo Spirito. Ciò che ci allontana dalla glorificazione di Gesù, o semplicemente ce ne distoglie, non viene dallo Spirito. Se un’azione, che può sembrarci buona, prevale sul nostro pensiero amorevole per Gesù, allora quell’azione è un idolo che si vuole sostituire a lui assumendo l’aspetto di “cosa buona e meritevole”.
Se è lo Spirito quello che agisce in noi, avvertiamo un benessere spirituale. Questa forte sensazione è positiva è un segno di discernimento maturo. Se l’azione che ci proponiamo di compiere a seguito di una ispirazione ci dà ansia e incertezza, non viene dallo Spirito che invece porta pace.
Qualche volta proveremo comunque confusione, anche dando risposte positive alle questioni poste sopra. L’esperienza, e gli errori, ci aiuteranno ad affinare la nostra sensibilità. Lo Spirito apprezzerà i nostri sforzi e ci guiderà a maturare la capacità di discernimento.


Secondo criterio
La verifica gli effetti

Il primo effetto da verificare: quello sulla persona.
Il primo effetto mette alla prova le ispirazioni, verificando gli effetti sulla persona.
Si deve sempre, però, guardare alla qualità in generale della vita della persona in esame.
Se la persona già vive in Dio, le sollecitazioni dello Spirito giungeranno con dolcezza, delicatamente.
Se invece la persona vive nel peccato, le sollecitazioni dello Spirito le giungeranno dall’esterno, con dolore e rimorso, confusione e vergogna.
Dunque, lo Spirito agisce secondo le condizioni spirituali della persona su cui sta agendo, confortandola o mettendola di fronte alla propria realtà.
Se una persona vive in Dio, la sua vita mostrerà i segni della presenza del Signore; il segno principale è la gioia, poi la pace di Dio, l’amore verso i fratelli e le sorelle.


La gioia
Nella tradizione del discernimento nella Chiesa si è sempre data grandissima importanza alla presenza della gioia come compagna certa delle mozioni interiori originate dallo Spirito Santo. C’è una ragione evangelica. Basta guardare i primi due capitoli del Vangelo di Luca, dove tutti quelli che vengono toccati dal Signore esultano di gioia: Zaccaria, Elisabetta, Maria, Simeone, Giovanni Battista.

Il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo

Il secondo effetto sull’anima sollecitata dallo Spirito, è essere portata a lodare Gesù.
Quando c’è la lode a Gesù Signore, la presenza dello Spirito è garantita.
Nessuno può dire che Gesù è il Signore se non sotto l’influenza dello Spirito Santo.” (1Cor 12,3)
Può accadere, però, che un’azione iniziata nel nome e per la gloria di Gesù, successivamente diventa proprietà di chi la sta compiendo, che la identifica come “MIA”. Le sollecitazioni possono essere state buone all’inizio, ma poi è accaduto qualcosa che la lasciato prevalere altre sollecitazioni negative.
Se ciò che inizia sotto il nome di Gesù, continua a portare gloria solo a Lui, allora va bene.
Se, invece, la gloria passa da Lui a noi stessi, o all’organizzazione, o al gruppo, o a qualcos’altro, allora tutto diventa sospetto di corruzione.

Il terzo effetto, quando è lo Spirito che opera, è ancora più evidente: è la carità (amore) che dimostriamo verso i fratelli.
Nella prima lettera di Giovanni possiamo leggere:
Chiunque dice di essere nella luce e odia il fratello, è ancora nel buio. Ma chi ama il fratello vive nella luce”. (1 Gv 2, 9-10)

L’amore fraterno reciproco si manifesta in modi diversi. Il riferimento biblico più classico è l’Inno alla carità di S. Paolo, in Prima Corinzi 13. In una lettura più vicina al nostra mentalità e al linguaggio attuale sostituiamo il termine “carità” con il termine “amore”

L’amore è paziente, è benigno l’amore; non è invidioso l’amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiacer della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L’amore non avrà mai fine.”

Un esercizio di autoanalisi utile consiste nel sostituire la parola “amore” con il nome proprio di chi legge. Per esempio, Mario legga: “Mario è paziente, è benigno Mario…”
Se in questa lettura qualcosa stona e manifesta dissonanza con la nostra coscienza più profonda, abbiamo problemi con la pratica dell’amore fraterno e questo influisce certamente nella formulazione di un discernimento maturo degli spiriti che originano le nostre ispirazioni.



Terzo criterio
L’armonia e la divisione

Il terzo criterio dice che deve esistere armonia tra chi dice di essere ispirato da Dio, e l’attività dello Spirito di Dio. Questa tende sempre alla crescita del regno di Dio in terra tra gli uomini.
Inoltre, possiamo essere certi che il regno di Dio è uno, e non sarà mai diviso o frazionato in se stesso, ed ogni azione dell’uomo che porta a questo risultato è frutto di spiriti negativi.
Di conseguenza, possiamo essere sicuri che, se l’ispirazione è positiva, vi sarà sempre una corrispondenza tra l’opera che lo Spirito ci suggerisce e quello che lo stesso Spirito sta compiendo nel corpo che ci circonda, cioè la nostra comunità, il nostro gruppo, il nostro ambito di fede.

Se la cosa che ci proponiamo di fare forma, costruisce e rinsalda la comunità, viene da Dio. Altrimenti, non viene da Dio.
Questa affermazione, però, ha i suoi limiti. La formazione della comunità può avere significati diversi, a seconda delle diverse situazioni e dei diversi membri.
Possiamo essere certi di due cose: ciò che porta ad accrescere l’amore per il Padre, per mezzo della fede in Gesù, viene dallo Spirito; qualunque cosa contribuisca ad accrescere l’amore reciproco nella comunità, viene dallo Spirito.
L’armonia potrebbe essere, eventualmente, un frutto, ma potrebbe passare attraverso un primo effetto di divisione.
Non sono venuto a portare la pace, ma la spada. (Mt 10, 34b)
Per mantenere a tutti i costi l’ordine e l’armonia, possiamo sentirci obbligati ad accettare condizioni che non sono dello Spirito.
Accade spesso che i concetti di ordine e armonia coincidano con la volontà di mantenimento di uno status quo, che si contrappone ad ogni novità dello Spirito e uccide alla base ogni tentativo dello Spirito di suscitare novità nel suo popolo. Lo Spirito non è agente di status quo, lo Spirito è sempre novità perché continuamente Egli fa nuove tutte le cose nella vita quotidiana del cristiano.

I profeti, molti santi e Cristo stesso furono respinti dalla comunità dei credenti sulla base del fatto che non avevano accettato di sottostare alle misure che formavano l’armonia già costituita e la formazione della comunità.
San Paolo fu combattuto aspramente fino a che la sua ispirazione, di estendere a tutti la grazia di Gesù Risorto e non limitarla ai soli circoncisi, venne approvata dal primo Concilio.

Chi propone idee che entrano in conflitto con la comunità non dovrebbe aspettarsi che queste vengano subito accettate. Se è nella verità, dovrebbe avere la pazienza di sottostare per un certo periodo a cose alle quali è contrario, finché le sue idee non saranno messe alla prova. Questo servirà a dimostrare alla comunità stessa la sua umiltà e accettazione: nel suo discernimento la comunità accetti questa sottomissione come un frutto dello Spirito, che avvalora le idee sostenute.

L’atteggiamento di chi propone cose nuove o insolite alla comunità è determinante nel discernimento che la comunità deve operare su di lui.
Se l’ispirazione ricevuta e proposta è positiva, il proponente desidera farla mettere alla prova dalla comunità, e sta in attesa nella stessa comunità finché il giudizio non è venuto. La sua volontà di sottostare, nel frattempo, a un giudizio sospeso, può dare più respiro alla comunità e ai responsabili che devono discernere l’origine e la bontà di quella ispirazione. Questo significa mantenere l’armonia anche nel temporaneo dissenso.

La spada può dividere oggi affinché domani vi sia unione.
La comunità è responsabile del processo di discernimento nei confronti dell’individuo. Ha una grave responsabilità, come indica San Paolo:

Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” (1 Ts 5, 19-21)


Chi sta abitualmente contro tutti può essere un folle per Cristo, ma anche semplicemente un folle.
Occorre esaminare l’individuo nella sua vicenda. I suoi frutti, la qualità della sua vita per un lungo periodo di tempo e la relazione che mantiene con la comunità possono essere un indice utile per suggerire a quale spirito egli appartenga.
Ogni considerazione è tragicamente superflua quando la comunità agisce non nello Spirito, ma sulla base di interessi particolari come il mantenimento del “potere” da parte dei responsabili. In queste condizioni accade che vengano messi più o meno cortesemente al margine i membri che insistono su differenze scomode.
In questo caso accade che la comunità, attraverso i suoi responsabili, rifiuta a priori di ascoltare quel fratello. Il senso è chiaro: egli non è rispettato né amato, è misurato semplicemente per le sue capacità di adattarsi allo status quo della comunità e all’andazzo generale.
Lo Spirito viene all’individuo con amore, e solo la comunità che ama potrà discernere correttamente le sue proposte.
La comunità dovrebbe ascoltare, mettere alla prova il buono di ciò che l’individuo vede, capisce o crede di capire, e confermare o negare la validità di quanto dice, nell’amore. Questo è il modo in cui la comunità si costruisce, ed evita la distruzione propria o degli individui in essa.
La comunità che non sa fare questo è guidata da falsi profeti ed il suo destino è nelle mani della misericordia di Dio.

Quarto criterio
L’aderenza al Vangelo
Questo criterio è abbastanza scontato, ma niente affatto secondario.
Nel nostro cammino spirituale stiamo seguendo Gesù, non siamo in una giungla senza sentieri o in un deserto senza indicazioni. Nei nostri dubbi lo Spirito fa diventare luce, per noi, le parole del Vangelo, e questa luce ci fa comprendere senza dubbi, se siamo onesti con la nostra coscienza, le vie del Maestro. Allo stesso modo lo Spirito illumina e mette in evidenza, alla luce delle parole del Vangelo, le nostre mancanze, le nostre false giustificazioni, e cerca di guidarci sulla via più breve che conduce a Cristo.
Lo Spirito ha il compito di formarci a somiglianza di Gesù. La sua attività è rivolta tutta a questo scopo.



Lo Spirito vuole farci imitatori del Divino Maestro.

Quale Vangelo?
In tempi di globalizzazione, anche culturale, i media e le morali correnti ci sommergono di interpretazioni e teorie evangeliche, elaborate non si sa bene da chi, anche se si sa bene perché: è l’opera dei falsi profeti, dei lupi di cui abbiamo parlato all’inizio, che insistono nel circuire le pecore sottraendole alla custodia del buon Pastore.
Noi sappiamo che buon Pastore è solo Cristo, e sappiamo che solo Lui entra dalla porta, perché LUI E’ LA PORTA. Tutti gli altri sono ladri e briganti che tentano di entrare scavalcando il recinto per predare il gregge.
Noi sappiamo che Gesù ha costituito la Chiesa ed ha donato lo Spirito Santo affinché la guidi. Oggi il messaggio di Cristo deve giungersi attraverso chi Cristo a costituito pastore del gregge, cioè la Chiesa.
Ogni interpretazione del Vangelo che non viene dalla Chiesa a cui apparteniamo deve considerarsi sospetta o falsa.

Tutto ciò che porta a disprezzare le opere di Dio e la persona umana non viene dallo Spirito, perché lo Spirito non va contro Se Stesso


Quinto criterio
La continuità con l’opera di Dio

Il quinto criterio fa riferimento alla natura della salvezza portata da Gesù Cristo, che è giustificazione per tutti e salvezza per tutti. Tutti i movimenti dello Spirito sono a conferma della bontà della creazione della natura e dell’uomo: ogni ispirazione che porta a denigrare l’uomo, le creature e l’opera di Dio non viene dallo Spirito.

Tutto ciò che porta a disprezzare le opere di Dio e la persona umana non viene dallo Spirito, perché lo Spirito non va contro Se Stesso.
Dovremmo imparare ad ascoltare lo Spirito, ma i nostri preconcetti ci rendono poveri ascoltatori dello Spirito e delle sue sollecitazioni.
Tra la nostra realtà incompleta di esseri umani e la gloriosa pienezza a cui Dio ci chiama sta la morte del nostro IO e la rinascita dall’alto come creature nuove.


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