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Le famiglie ferite

Giubileo della misericordia
Le ferite della famiglia
Ascoltare e pregare assieme.
LE FERITE DELLA FAMIGLIA

Essere misericordiosi significa rendere attuale oggi l’immagine contenuta nell’Apocalisse, di un cielo nuovo e una terra nuova, nella quale “Dio asciugherà ogni lacrima” e dove “non ci sarà più morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate.”
Aiutare una famiglia in crisi è un’opera di misericordia (consolare gli afflitti) che può realmente salvarla dalla morte e dalla afflizione. Il miglior aiuto possibile che estranei possono dare è ascoltare e pregare assieme. Infatti, “nulla è impossibile a Dio”.
Ogni istanza cattolica (parrocchia, gruppo, comunità, associazione) può diventare, secondo lo spirito del Giubileo, luogo di ascolto e di misericordia. I gruppi del RnS, per loro consuetudine, possono pregare assieme a chi ha necessità di essere consolato, affinché il Signore agisca secondo il meglio in quella situazione. Sarebbe importante se i gruppi che, nella Chiesa, si sentono chiamati a questo carisma, offrissero generosamente il proprio tempo e la propria disponibilità.
Là fuori c’è un mondo che soffre e aspetta l’aiuto di un Angelo di Dio: nessuna pigrizia impedisca di trasformarsi in Angeli, “messaggeri di lieti annunci”.
Come spunto di riflessione riportiamo il testo di una catechesi di papa Francesco

Catechesi di papa Francesco sulle ferite della famiglia
Piazza S. Pietro, mercoledì 24 giugno 2015

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nelle ultime catechesi abbiamo parlato della famiglia che vive le fragilità della condizione umana, la povertà, la malattia, la morte. Oggi invece riflettiamo sulle ferite che si aprono proprio all’interno della convivenza familiare.
Quando, cioè, nella stessa famiglia ci si fa del male. La cosa più brutta!
Sappiamo bene che in nessuna storia familiare mancano i momenti in cui l’intimità degli affetti più cari viene offesa dal comportamento dei suoi membri. Parole e azioni (e omissioni!) che, invece di esprimere amore, lo sottraggono o, peggio ancora, lo mortificano.
Quando queste ferite, che sono ancora rimediabili, vengono trascurate, si aggravano: si trasformano in prepotenza, ostilità, disprezzo. E a quel punto possono diventare lacerazioni profonde, che dividono marito e moglie, e inducono a cercare altrove comprensione, sostegno e consolazione. Ma spesso questi “sostegni” non pensano al bene della famiglia!  
Lo svuotamento dell’amore coniugale diffonde risentimento nelle relazioni. E spesso la disgregazione “frana” addosso ai figli.
Ecco, i figli. Vorrei soffermarmi un poco su questo punto. Nonostante la nostra sensibilità apparentemente evoluta, e tutte le nostre raffinate analisi psicologiche, mi domando se non ci siamo anestetizzati anche rispetto alle ferite dell’anima dei bambini. Quanto più si cerca di compensare con regali e merendine, tanto più si perde il senso delle ferite – più dolorose e profonde – dell’anima. Parliamo molto di disturbi comportamentali, di salute psichica, di benessere del bambino, di ansia dei genitori e dei figli… Ma sappiamo ancora che cos’è una ferita dall’anima? Sentiamo il peso della montagna che schiaccia l’anima di un bambino, nelle famiglie in cui ci si tratta male e ci si fa del male, fino a spezzare il legame della fedeltà coniugale? Quale peso ha nelle nostre scelte- scelte sbagliate, per esempio – quanto peso ha l’anima dei bambini? Quando gli adulti perdono la testa, quando ognuno pensa solo a sé stesso, quando papà e mamma si fanno del male, l’anima dei bambini soffre molto, prova un senso di disperazione. E sono ferite che lasciano il segno per tutta la vita.
Nella famiglia, tutto è legato assieme: quando la sua anima è ferita in qualche punto, l’infezione contagia tutti. E quando un uomo e una donna, che si sono impegnati ad essere “una sola carne” e a formare una famiglia, pensano ossessivamente alle proprie esigenze di libertà e di gratificazione, questa distorsione intacca profondamente il cuore e la vita dei figli. Tante volte i bambini si nascondono per piangere da soli… Dobbiamo capire bene questo. Marito e moglie sono una sola carne. Ma le loro creature sono carne della loro carne. Se pensiamo alla durezza con cui Gesù ammonisce gli adulti a non scandalizzare i piccoli possiamo comprendere meglio anche la sua parola sulla grave responsabilità di custodire il legame coniugale che da inizio alla famiglia umana. Quando l’uomo e la donna sono diventati una sola carne, tutte le ferite e tutti gli abbandoni del papà e della mamma incidono nella carne viva dei figli.
E’ vero, d’altra parte, che ci sono casi in cui la separazione diventa inevitabile. A volte può diventare perfino moralmente necessaria, quando appunto si tratta di sottrarre il coniuge più debole, o i figli piccoli, alle ferite più gravi causate dalle prepotenze e dalla violenza, dall’avvilimento e dallo sfruttamento, dall’estraneità e dalla indifferenza.
Non mancano, grazie a Dio, coloro che, sostenuti dalla fede e dall’amore per i figli, testimoniano la loro fedeltà a un legame nel quale hanno creduto, per quanto appaia impossibile farlo rivivere. Non tutti i separati, però, sentono questa vocazione. Non tutti riconoscono, nella solitudine, un appello del Signore rivolto a loro. Attorno a noi troviamo diverse famiglie in situazioni cosiddette irregolari – a me non piace questa parola – e ci poniamo molti interrogativi. Come aiutarle? Come accompagnarle? Come accompagnarle perché i bambini non diventino ostaggi del papà o della mamma?
Chiediamo al Signore una fede grande, per guardare la realtà con lo sguardo di Dio; e una grande carità, per accostare le persone con il suo cuore misericordioso.


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