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Imporre le mani

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I carismi. Capirli e attuarli
Imporre le mani

IMPORRE LE MANI

II gesto di imporre le mani risale all’Antico Testamento dove viene menzionato fin dai primi libri. Si tratta di un gesto che significa, allo stesso tempo, benedizione e intercessione. Toccando la persona, si chiede al Signore di far scendere su di lei la sua grazia, la sua benedizione e, allo stesso tempo, si prega, si intercede affinché il Signore agisca.

Articolo di Christiane Dupuis  tratto dalla documentazione storica del Rinnovamento.

PERCHE QUESTO GESTO
Perché le braccia e le mani rappresentano un legame di forza e di potenza all’interno del corpo: quale mano potente Mosè aveva messa in opera agli occhi di Israele! Attraverso questo gesto, si vuole comunicare, in un certo senso, la forza del Signore.
Si tratta anche di un gesto istintivo di protezione, di salvaguardia, di tenerezza. Si stende il braccio per proteggere un bambino, un amico dal pericolo; si posa la mano sulla testa o sul braccio di un bambino, di un amico, per consolare, calmare e mostrare il proprio amore e che non si è soli.
La mano ha un’importanza fondamentale per l’uomo. Ecco perché Dio si serve di questo gesto, alle volte addirittura istintivo di imporre le mani, per manifestarsi, esprimere la sua tenerezza, la sua protezione, la sua grazia e la sua volontà di guarirci.

Esaminiamo ora alcuni esempi di imposizione delle mani nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, intendendo il gesto, prima di tutto, come segno di benedizione.
“Ma Israele stese la mano destra e la pose sul capo di Efraim, che pure era il più giovane, e la sua sinistra sul capo di Manasse... E così benedisse Giuseppe...” (Gen 48,14-15)
ed i suoi figli.
Per il popolo di Israele, i gesti di benedizione sono efficaci in se stessi. Lo stesso gesto si è perpetuato fino ai nostri giorni, anche in altre culture, poiché noi, (i franco-canadesi, origine dell’autrice), per esempio, abbiamo il costume della benedizione paterna il giorno di Capodanno.

In questo caso, il gesto di imposizione significa anche presentazione al Signore:
Farai avvicinare i leviti davanti al Signore e gli Israeliti porranno le mani sui leviti” (Nm 8, 10).
Jahvè disse a Mosè:
“Prenditi Giosuè, figlio di Nun, uomo in cui è lo Spirito, porrai la mano su di lui” (Nm 27,18-20).
“Giosuè, figlio di Nun, era pieno dello Spirito di saggezza, perché Mosè aveva imposto le mani su di lui” (Dt 34,9).

Ricordiamo ora alcuni gesti di Gesù e degli apostoli:
“Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse... E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva” (Me 10,13.16).
La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva” (Me 5,23).

Guarigione di un lebbroso:
“Mosso a compassione (Gesù), stese la mano, lo toccò e gli disse: ‘Lo voglio, guarisci!’. Subito la lebbra scomparve ed egli guarì” (Me 1,41-42).
Il mandato:
“E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scuoceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno” (Me 16, 17-18).
Anania soccorre Paolo:
“Anania!”. “Eccomi, Signore!”. “Su, va’ sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Scudo, di Tarso...”. “Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: “Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo” (At 9,10-11.17).
Paolo e Barnaba inviati in missione:
“Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono” (At 13,3).
Altre citazioni:
“Il padre di Publio dovette mettersi a letto colpito da febbri e da dissenteria. Paolo l’andò a visitare e dopo aver pregato gli impose le mani e lo guarì” (At 28, 8).
Non trascurare il dono spirituale che è in te e che ti è stato conferito, per indicazioni di profeti, con l’imposizione delle mani da parte del collegio dei presbiteri” (lTm 4,14).

Si può veramente dire che l’imposizione delle mani sia un gesto che si fonda sulla tradizione biblica. Oggi, nella Chiesa, è considerata un sacramentale, vale a dire, che i suoi effetti dipendono dalla volontà di Dio e dalle disposizioni interiori di coloro che la ricevono.

COME ESERCITARE QUESTO MINISTERO

Prima di tutto, facciamo subito una distinzione fra l’imposizione delle mani “privata” e quella tipica della Chiesa.
Privata: mi trovo a casa, qualcuno è malato, o ha altre necessità.  Posso imporre le mani a mio figlio, al mio coniuge, a mia madre etc...?
Sì, se ho fede e buone disposizioni (stato di grazia).
Nella sua casa, chiunque lo desideri e può farlo, può imporre le mani. Ciò non implica alcuna responsabilità da parte del gruppo di preghiera.
In un gruppo di preghiera è diverso, poiché in questo caso mi trovo in una “chiesa”, intesa nel senso cristiano proprio di “ecclesia”, cioè riunione di credenti.
Pertanto, quando compio un tal gesto, coinvolgo la Chiesa e questo diviene un ministero nella comunità cristiana.
In un gruppo di preghiera, agendo nell’ambito della Chiesa e per fedeltà alla Parola di Gesù (cfr. Me 16,17), possono imporre le mani solamente coloro, uomini o donne, che ne abbiano ricevuto un mandato specifico.
In ogni organismo umano, qualunque esso sia (movimento, società, villaggio, gruppo sportivo), è necessario sempre un minimo di organizzazione sociale, di ordine, di struttura. Ciò fa parte della vita; l’esempio classico è quello del nostro corpo: tutto è regolato.
Dal punto di vista sociale possiamo vedere che si passa dal minimo, quello molto primitivo di tribù e clan che ancora esiste in varie zone della terra, per arrivare all’interno della società in cui viviamo. Ciascuno svolge il proprio ruolo ed è identificato come tale; per esempio sono cittadino del mio comune, ho diritto a dei servizi (acqua, etc.), ho degli obblighi (tasse) posso essere cittadino, funzionario, commerciante etc... sono celibe o coniugato, etc...

Nel Rinnovamento carismatico, è la stessa cosa: ogni cristiano svolge il suo ruolo ed ha il suo posto in un gruppo di preghiera, ma sempre secondo ciò che egli è, ciò che il Signore gli dona, ma anche secondo quanto il gruppo discerne.

Questo è molto importante ed i gruppi che non rispettano queste norme vivono crisi, anche profonde, fino alla morte degli stessi a causa delle divisioni provocate dalla mancanza di quel minimo di ordine.
In altre parole: la mancanza di ordine scoraggia l’impegno, i fratelli se ne vanno e il gruppo si estingue.
Ciò che affermo per il ministero delle imposizioni delle mani è valido anche per l’esercizio di altri carismi, come i doni di profezia, scienza e di guarigione. Questi carismi devono essere sottoposti al discernimento del gruppo. È il motivo per il quale è così importante avere un gruppo pastorale e, soprattutto, che sia maturo ed aiuti realmente a maturare.

ALCUNE REGOLE PRATICHE

Tutte le persone che esercitano un ministero per il quale devono anche imporre le mani, dovrebbero sempre cominciare a prepararsi con la preghiera e il digiuno.
Non dimentichiamo mai che è in nome del Signore Gesù, e non in nome nostro, che imponiamo le mani: “in nome mio” dice Gesù (cfr. Me 16,17). Come serva o servo del Signore, più diminuirò io e più Lui crescerà in me; più mi rafforzerà in un ministero e si renderà valido il ministero stesso.
Bisogna sviluppare un atteggiamento interiore di povertà di fronte al ministero che comporta l’imporre le mani: prendere coscienza che da solo, io non sono niente, ma con il Signore, unito a Gesù, tutto è possibile.
“Se tu credi, vedrai la Gloria di Dio”.
Convincendomi di essere “servo” e strumento, capirò anche che tutta la mia ricchezza viene da Cristo.

È preferibile, ordinariamente, che l’imposizione delle mani sia fatta da una équipe di persone (almeno 3). Perché? Perché significa vivere nella Chiesa, vivere come membri del Corpo di Cristo (cfr. 1 Cor 12).
Vi è una diversità di doni, ma lo stesso è lo Spirito; diversità di ministeri; ma lo stesso è il Signore; diversi modi di agire, la un unico Dio che realizza tutto in tutti.
Ciascuno riceve il dono di manifestare lo Spirito per il bene di tutti. Lo Spirito dona un messaggio di sapienza a uno e di scienza all’altro; ad un altro, lo stesso Spirito, dona la fede, ad un altro ancora, l’unico e stesso Spirito, concede i doni di guarigione.
È volontà di Dio che vi sia complementarietà dei carismi affinché possiamo sentire il bisogno gli uni degli altri e ciascuno abbia il suo posto unico e, insieme, nel complesso, possiamo riunire la ricchezza immensa di Cristo.

Quando si tratta di pregare su una persona sarà opportuno domandare i motivi per i quali è richiesta la preghiera dei fratelli, ma con discrezione e misura: se non è bene voler sapere troppo non è nemmeno bene tirare poi a indovinare.
Prima di pregare su qualcuno, comunque, chiunque sia, a meno che non se ne abbia una buona conoscenza, sarà sempre utilissimo, ovviamente, domandare al Signore di coprirci con il suo Sangue prezioso, di proteggerci attraverso il suo Nome e di rivestirci della sua Armatura. È meglio che questa preghiera sia fatta interiormente avendo sempre a mente il brano di Efesini 6,10-17.

CONCLUSIONE

Il ministero di imposizione delle mani è un ministero di preghiera - lode, richiesta, intercessione, azione di grazie - sulla persona affinché il Signore si manifesti in essa. È questo l’unico e vero scopo: è addirittura meno importante la ragione della persona (santificazione personale, discernimento, guarigione fisica o psichica, o dei ricordi, forza, fede, etc.). Se spero di essere guarito, o di avere luce o una certa grazia, è perché credo che il Signore sia presente e che si manifesti.
Pertanto, lasciamo al Signore l’opportunità di fare ciò che vuole e restiamo servi, senza presumere di essere o atteggiarci a “semi-santi” o qualcosa del genere.

Christiane Dupuis
(pubblicato originariamente su  “Selon sa Parole” Aprile 1992)


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