L'imposizione delle mani nella liturgia - Vieni Santo Spirito

Vai ai contenuti

Menu principale:

L'imposizione delle mani nella liturgia

Antologia > Tutti > Carismi
I carismi. Capirli e attuarli
L'imposizione delle mani nella liturgia
L’imposizione delle mani nella liturgia

Padre Giuseppe Bentivegna ci conduce alla comprensione dell’utilizzo dell’imposizione delle mani secondo il Rituale Romano, toccando poi l’aspetto carismatico di questo gesto. Questo articolo è tratto dalla rivista Rinnovamento nello Spirito.
L’IDM nei Rituale Romano preconciliare
(IDM = abbreviazione per Imposizione delle mani)

Nel Rituale Romano approvato da papa Paolo V, l’IDM costituiva un gesto importante che stava al centro di parecchie cerimonie ecclesiali.
Nel conferimento dell’esorcistato, che faceva parte dei cosiddetti “ordini minori”, il vescovo usava la formula accipe et habeto potestatem imponendi manus super energumenos.
Nell’amministrazione dei sacramenti, l’IDM era prescritta in parecchi casi:
- nei riti preparatori del battesimo;
- nella confermazione. Una precisa prescrizione recitava: imposita manu dextera super caput confirmandi, producit signum crucis in fronte.
-        nel sacramento degli infermi, l’unzione era preceduta dalla preghiera che diceva: extinguatur in te omnis virtus diaboli per impositionem manuum nostrarum.
Per il sacramento dell’ordine, Pio XII in data 30 novembre 1947 stabilì che l’IDM, unita con una formula di preghiera particolarmente definita, doveva costituire l’unico elemento essenziale per il rito dell’ordinazione.

L’IDM nel Rituale Romano postconciliare

L’imposizione delle mani è un gesto previsto sia nell’amministrazione dei sacramenti sia nella pratica delle benedizioni. Il valore simbolico e l’uso dell’IDM si trova precisato nei Praenotanda ai nuovi testi liturgici del Rituale Romano e nella trascrizione stessa dei singoli riti.

L’IDM e i sacramenti

I sacramenti vengono amministrati anche ricorrendo talvolta, secondo prescrizioni ben precise, all’IDM.
Nella celebrazione del battesimo:
Sono previsti diversi segni di contatto fisico operati sia dal celebrante sia dai laici (catechisti, garanti, padrini, ecc.) sui candidati.
Nella celebrazione della confermazione:
Il celebrante impone le mani su tutti i confermandi, il padrino o la madrina pone la destra sulla spalla della persona da confermare.
Nella ordinazione dei vescovi, dei pre-sbiteri e dei diaconi:
L’imposizione delle mani da parte del consacrante ha un valore essenziale. «Non ci può essere azione consacratoria senza l’invocazione dello Spirito Santo associata al gesto apostolico dell’imposizione delle mani».
Nella celebrazione dell’eucaristia:
Il celebrante e i concelebranti stendono le mani sulle offerte prima della consacrazione. Nella celebrazione della penitenza:
Dopo l’atto di contrizione del penitente, al sacerdote viene suggerito di tenere stese le mani, o almeno la mano destra sul capo del penitente.
Nell’unzione degli infermi:
Il gesto dell’imposizione delle mani è particolarmente prescritto.

L’IDM e le "benedizioni”

Nelle premesse generali al Manuale De Benedictionibus, le benedizioni vengono computate «tra i segni sensibili, per mezzo dei quali viene significata e, nel modo ad essi proprio, effettuata, quella santificazione degli uomini e quella glorificazione di Dio, che costituisce il fine a cui tendono tutte le altre opere della Chiesa».
Il segno che caratterizza ognuna di queste azioni, ha sempre una connessione con gli effetti, soprattutto spirituali, che si desiderano ottenere grazie all’impetrazione della Chiesa.
La celebrazione comunitaria delle benedizioni, talvolta, risponde meglio all’indole della preghiera liturgica. Questo suggerimento, tuttavia, non esclude pratiche non comunitarie di preghiere e benedizioni.
Lo scopo precipuo delle benedizioni ha un triplice aspetto:
-rendere gloria a Dio per i suoi doni;
-chiedere in circostanze particolari i divini favori sia sulle persone che sulle cose da esse usate
-«abbattere il potere del “maligno” nel mondo».

Il ministero della benedizione si riconnette ad un esercizio particolare del sacerdozio di Cristo; in base quindi al compito e all’ufficio proprio di ciascuno, nel l’ambito del popolo di Dio, tale ministero viene esercitato nel modo che spetta ad ognuno:
- «Al vescovo spetta presiedere specialmente le celebrazioni che si celebrano con particolare solennità».
- «Ai presbiteri spetta presiedere le benedizioni che riguardano specialmente la comunità al cui servizio essi sono dedicati».
- «Ai diaconi spetta presiedere alcune celebrazioni come indicato nei singoli casi. Tutte le volte però che è presente il sacerdote... a lui venga affidato il compito di presiedere».
- «Agli accoliti e ai lettori (laici)... viene conferita, a giudizio dell’Ordinario del luogo, la facoltà di impartire, a preferenza di altri laici, alcune benedizioni».
- Anche altri laici, uomini e donne, in forza del sacerdozio comune di cui sono insigniti nel battesimo e nella confermazione, possono, a determinate condizioni e a giudizio dell’Ordinario del luogo, celebrare alcune benedizioni con il rito e il formulario per esse previsto, come indicato nel rituale di ogni benedizione.


Le condizioni richieste sono l’esistenza di un compito specifico (quello, per esempio, dei genitori verso i figli), o l’esercizio di un ministero straordinario, o lo svolgimento di altri uffici particolari nella Chiesa (è il caso, per esempio, dei religiosi e dei catechisti in alcune regioni); naturalmente dev’essere notoria sia la necessaria preparazione pastorale di questi laici, sia la loro prudenza nel compimento delle mansioni loro affidate: «Quando però è presente un sacerdote o un diacono, si lasci a lui il compito di presiedere».
«I segni visibili che spesso accompagnano le orazioni hanno specialmente lo scopo di richiamare alla mente le azioni salvifiche del Signore».
«I segni più usati sono quelli di estendere, innalzare, congiungere, imporre le mani; il segno di croce, l’aspersione dell’acqua benedetta e l’incensazione».
«Tra i segni di benedizione ha un posto particolare l’imposizione delle mani, sull’esempio di Cristo, che parlando ai suoi discepoli disse; “Imporranno le mani ai malati e questi guariranno” (Me 16, 18); è Cristo stesso che nella Chiesa e per mezzo della Chiesa compie ancora questo segno».

Conclusioni dottrinali

L’IDM è un gesto praticato da sempre nella Chiesa con destinazioni, sia sacramentali sia extra-sacramentali. Fatta eccezione della confermazione e dell’ordinazione, l’IDM non ha mai costituito un elemento essenziale per l’amministrazione dei sacramenti.
I riti non sacramentali di maggior rilievo dove l’uso della IDM è stato previsto o suggerito sono: gli esorcismi, alcune forme di benedizione, la preghiera per le guarigioni.
Nel Diritto attuale della Chiesa Occidentale, l’esorcismo solenne e la corrispondente eventuale IDM è riservata ai sacerdoti che hanno ricevuto la designazione o il permesso del vescovo.
In tutti gli altri casi, se debitamente praticata, l’IDM rimane un gesto santo al quale, secondo le varie circostanze, possono ricorrere tutti i credenti - e quindi anche i laici - in virtù del sacerdozio comune di cui sono insigniti tutti coloro che hanno ricevuto il battesimo e la confermazione. L’uso pratico della IDM da parte dei fedeli laici rimane quindi affidato alle indicazioni di principio proposte nei documenti della Santa Sede e delle Conferenze episcopali.

Attualità pastorale dell’IDM

Nella vita della Chiesa di tutti i tempi, e quindi anche dei nostri giorni, si possono distinguere tre specie di imposizione delle mani:
la forma sacramentale,
la forma benedizionale
la forma carismatica.

Nella forma sacramentale, l’IDM è un gesto che riveste un significato particolare quando è riservato ai vescovi o ai sacerdoti (cf confermazione, ordinazione, eucaristia, penitenza, unzione degli infermi).
Nella forma benedizionale, l’IDM è un gesto che va praticato secondo le prescrizioni del Rituale delle Benedizioni; prescrizioni che prevedono casi nei quali laici e laiche sono invitati a praticare benedizioni dove non solo non si esclude, ma si incoraggia il gesto evangelico dell’IDM.
Nella forma carismatica è un gesto altrettanto evangelico che fa parte di realtà predisposte dal Signore per la vita della sua Chiesa. È un segno che è stato messo sullo stesso piano del dono delle lingue; un segno creato da Gesù per far avvertire “a quelli che credono” i conforti indicibili della sua presenza.
Quale sposa di Cristo, la Chiesa non ha mai dato direttive dottrinali o pastorali che vietassero ai laici di imporre le mani sulle persone per far scendere su di loro le misericordie promesse dal Signore. Le sue piaghe, infatti, da cui proviene ogni nostra guarigione, rimangono sempre aperte e supplici in Cielo, al cospetto di Dio, per intercedere in nostro favore (cf Eb 9, 7s).

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, ispirandosi agli insegnamenti di San Paolo (cf 1 Cor 12, 9.28.30), ammette che nelle comunità cristiane «lo Spirito Santo dona ad alcuni un carisma speciale di guarigione per manifestare la forza della grazia del Risorto». Questo carisma, ovviamente, va praticato usando l’imposizione delle mani, come di norma facevano i primi cristiani.
Come tutti i doni dello Spirito del Signore, anche il carisma delle guarigioni, anche l’imposizione delle mani, ci mette a contatto con realtà che sono più preziose dell’oro, di molto oro fino (cf 1 Pt 1, 7.18).
Si offrono le mani a servizio del corpo sofferente del Signore, per manifestare al mondo la virtù, la potenza e la tenerezza di Colui che si è impegnato a restare con noi «tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (cf Mt 28, 20).


Scarica il PDF di questo testo:
Clicca sul link per scaricare il file PDF. Lo puoi conservare, duplicare e stampare. Lo puoi inviare ai tuoi amici come allegato e-mail o WathsApp. Puoi diffonderlo con ogni altro mezzo.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER
Riceverai periodicamentee gratuitamente informazioni su tutte le nostre attività

Tip

Tip

Tip
 
Cerca nel sito
Sito del Progetto "Vieni e vedi". RnS, Diocesi di Latina. Webmaster: bruno@vss.one
Torna ai contenuti | Torna al menu