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Il pianto delle zitelle

Curiosità e devozioni popolari
Il pianto delle zitelle
Un tuffo nella tradizione. Canti del pellegrinaggio a Vallepietra
Il pianto delle Zitelle

A molti farà piacere ripercorrere le strofe di questa Lauda di origine molto antica, che si canta al Santuario della SS. Trinità.
Il “Pianto delle zitelle” veniva messo in scena, fino agli anni 50, sul balcone della cappella. Dal 1960 la rappresentazione avvenne all’interno dell’altare all’aperto. Successivamente il Pianto delle zitelle, modificato nel testo per via del suo linguaggio arcaico, fu tenuto su un palcoscenico realizzato sul piazzale del santuario.
Il titolo di “zitella” e il privilegio di cantare il Pianto si trasmetteva ereditariamente nelle famiglie di Vallepietra.
Moltissimi gruppi di “zitelle” sono tipici anche di altri luoghi in Italia
Riporto qui il testo originale completo del Pianto, secondo l’Università Popolare di Subiaco.
Le zitelle arrivano in processione, tutte velate di bianco, meno quella che fa la parte della Madonna dei dolori. Recano la Croce, la Lancia, le Sferze, la Colonna, la Corona di Spine.

Veni, Creator Spiritus…..
      Sant’amore a noi venite,
E del vostro dolce affetto
Riempite il nostro petto
Né da noi giammai partite.
Qui diceris Paraclitus…..
     Risoluto ho nella mente
Nel mio cor farti la sede
Osservarti sempre fede
Ed amarti eternamente.
Tu septiformis munere….
     Fa ch’io sia vera tua amante
O mio Dio, mio Sposo amato
Ch’in amar non perda stato,
sempre tuo sempre costante.
Accende lumen sensibus…..
     Spira al cor, ciò ch’ho da dirti
Dolce sposo, accresci amore,
quanto più t’ami il mio core
Sempre più cresca in amarti.

Hostem repellas longius….
     La tua grazia in me conserva,
La tua Gloria fa ch’io brami
Come io devo, fa ch’io t’ami
Come vuoi, fa ch’io ti serva.
Per te sciamus da Patrem…
     Quando, quando, o Serafini,
Arderò del vostro amore.
Quando Dio godrà il mio cuore
Degli amori suoi divini?
DEO PATRI SIT GLORIA……
     Caro Dio, mio ben superno
T’amerò vivente e morta
E la vita troppo corta
Il mio ben t’ami in eterno.
Emitte Spiritum tuum, et creabuntur Alleluia
“Et renovabis faciem tarrae. Alleluia”
OREMUS
Deus qui corda fidelium Sancti Spiritus illustratione docuisti da nobis in eodem Spiritu recta sapere, et de eius semper consolatione gaudere. Per Dominum etc.


MISTERI DELLA SS. TRINITA’. IL PROLOGO
Se i cieli bramate
Voi anime belle    
Le menti novelle
Sentite su su.  
  Giacché a ricomprarvi
  Dal fallo sì rio
  Per prezzo quel Dio
  Il sangue versò.
Già per vostro amore
Risolve morire
E pene patire
L’amante Gesù
             E pene ecc.
  Da questi misteri
  Rifletti, o fedele
  Le pene e querele
   Del caro Signor.
             Le pene…

MISERERE MEI, DEUS
Miserere mio Dio bontà infinita,
delle miserie incorse pel peccato
son miser benché ricco e senza aita
mentre l’alma si trova in questo stato
Ma qual  con dolor tutta contrita
La gran misericordia ha ricercato
Quella del figlio tuo mio Redentore
Che col suo sangue lava ogni mio errore.

IL CALICE
Deh! mira occhio pietoso, hai che conforto
Si spedisce Gesù dal padre eterno
Che già sta afflitto agonizzando all’orto
Lo rifiuta e l’accetta, indi al paterno
Voler rimesso, suda sangue, è smorto
In terra cade pel dolore interno.
 
ET SECUNDUM MULTITUDINE…
Et secundum multitudinem delle tue
Miserazioni ed atti, con le quali
Perdomi al peccator le colpe sue
E gli rimetti le pene eternali
Macchiato ho io corpo e l’alma, or ambedue
Scassa l’iniquità togli li mali,
Ché se terribil sei per potenza
Sei padre pien d’amor per la clemenza.

LE FUNI
Queste le funi, con le quali legato
Fu l’autor di vita che vi sciolse
Dalle cure ritorte del peccato,
Vi ricordino allor ch’ivi v’involse
Quel foriere d’inferno iniquo e ingrato
E la primiera libertà vi tolse
AMPLIUS LAVA ME…
Amplius lava me dalle sozzure
E dall’amore, ed occasione di quelle.                                                                    
Mondami, e dammi un odio alle lordure                                                               
Acciò le passion non siano ribelle
Mondami più e lavami tu pure
Gesù sposo dell’anime più belle,
Renda mondo il io cor e ben purgato
L’acqua e il sangue, che uscì al suo costato.

LA MANO
Tirannia più fiera ed inumana
Non si accenda nel mondo e fra la gente
D’una destra di un uomo, empia e villana
Destr’empia, che rendesti sì dolente
Quella faccia divina, e più che umana
Maledetta sarai eternamente.
QUONIAM INIQUITATEM…
Se fin qui nel mio mal fui pertinace
Non conobbi del cor la mente dura
Né la volontà sempre seguace
Dalli capricci della mia natura
Or che conosco e con dolor verace
Delli miei falli vedo la sventura,
Piango a’ tuoi piedi o mio Signore amato
Mentre ancor contro me s’arma il peccato.

LA COLONNA
Fatta bersaglio dell’uman furore
In questo fier macigno ahi! sconoscenza
Fu la sapienza eterna, e il Dio d’amore
La seconda Persona dell’immensa
Trinità Santa. Gesù Redentore
Infinita bontà somma clemenza.
I CHIODI
 Sordo, insensato peccator non odi?
Cieco di volontà riguarda e vedi
Che il dolor di Gesù son duri chiodi.
Passaro essi le mani e i sacri piedi
Discese dal ciel per sciogliere li nodi
De’ tuoi peccati eccoli qua li vedi?


AUDITUI MEO DABIS GAUDIUM…
Auditui   meo de ‘l gaudio e la letizia,
Che prova il giubilo universale
L’alma quando deposta ogni malizia
Con buona confessione generale
L’ossa, a virtù avvilite, ed in mestizia
Le ravviva virtù sacramentale.
Sentendo da’ministri tuoi sacrati
Queste voci: T’assolvo da peccati.
IL FIELE
Ecco agonizza in morte il Redentore
Tra gli affanni cocenti, ed infocato
D’anime nel suo cuore sgorga l’ardore
Sitio esclama,e al suo divin palato
Fiele ed aceto, ohime! Che dissapore!
Con sponga in refrigerio è preservato.

AVERTE FACIEM TUAM A PECCATIS…
Signor, se le passate penitenze
Soddisfatte non han le mie partite,
Soddisfatti bram’io colle indulgenze,
Acciò le colpe e pene sian finite.
Li miei trascorsi falli e le sentenze
Scritte al tuo libro, ormai sono abolite
E dai peccati ch’ogni dì commetta
Averte faciem tuam santa e perfetta.
LA LANCIA
Sino ab eterno su quel maestoso
Trono del ciel Gesù serbò il desio
D’essere dell’alme nostre il vero sposo
Da lancia aperto quel core amoroso
Per i peccati del popolo rio.

COR MUNDUM CREA IN ME, DEUS...
Perché non basta piangere il mal fatto
Risolvo, Signore mio, di mutar vita;
Però la volontà perita affatto
Creala monda, o Dio bontà infinita,
E l’intelletto mio tutto distratto
Rinnova acciò non faccia più partita
Dal tuo santo voler, dà tuoi consigli
E sempre per tua gloria sudi e vegli.
IL CROCIFISSO
Se spirito di pietà vi punge il core
Deh! Mortali, piangete il crudo affanno
Che per voi sopportò il Redentore.
Per liberarvi dal primiero inganno
Pende, come vedete, in questo legno,
E per salvarvi dal perpetuo danno.
Udita pietà mirabil pegno
Donar la propria vita, offrire il sangue
Per l’uomo che di pietà non fu mai degno.
Vedete, egri mortali, il volto esangue,
Le chiome lacerate e il capo basso,                                                                         
Qual fiore che calcato in terra lungue.
Piangi, inferma natura, piangi, basso
Mondo,  piangi  alto Ciel, piangete venti,
Piangi tu cuor se non sei duro sasso.
Queste man, che compodser gli elementi
E ferman l’empia terra in sugli abissi
Voller per noi soffrir tanti tormenti.
Per noi voller in Croce esser affissi
Questi pié che solean premere le stelle
Per noi il Redentor dal Ciel partissi.
Per te, o peccator empio e ribelle,
Per far dell’alma tua sì nobil caccia
Soffre le piaghe un Dio, soffre e con quelli
Ti sta aspettando con l’aperte braccia.

NE PROICIAS ME A FACIE…
Mio Dio sta sopra a me con gli occhi attenti
E non mi ributtar da la tua faccia,
Perché il cor mondo ha tanti combattimenti
Quant’ha oggetti sensibili alla traccia,
E lo spirito retto ha pur presenti
D’opinioni stravolte, un’ampia caccia;
Ne auferas  dunque lo Spirito Santo
Che  m’ispiri e soccorra in ogni canto.
Chi potrà mai spiegar la mia gran pena
Vedova senza sposo e senza Figlio?
LA CROCE
Amore dove tu sei? Fervore e zelo
Di voi Spirti celesti, Serafini
Che raggirate le sfere del Cielo
Voi angelici Cori e Cherubini
Accorrete quaggiù con pié veloce
Con me di Cristo a sostener la Croce
Che il Signor portò per ricomprarti,                                                                       
Qui ridotti hai dell’eterno il Figlio.
Sol per le colpe tue, solo per darti,
A’ mondani piacer senza riflesso
Gesù quel tuo Signore in Croce è messo.
Riguarda, o uomo questo duro letto
Ch’ebbe il Creator su duro legno
E tu mai nel tuo cuor gli dai ricetto;
Ora sì del tuo amore siano il pegno
Le lacrime di sua contrizione,
Poché di tanto male foste cagione.
Crucifige si si, tu ben lo sai;
Gridasti con Giudei, e in ricompensa
Vittima del tuo amor scorto qui l’hai.
Lo posponesti con gran differenza
Al rio Barabba, e poi gridasti forte
Al reo la vita, ed a Gesù la morte.
Non riconosci della colpa il danno,
Peccatore ostinato, ovvero non miri
La forza del tuo errore fiero, e tiranno?
Tu non gemi, non piangi e non sospiri
Anzi sciocco di più prendi conforto,
Mentre per darti vita un Dio qui è morto
Mira la prova di eccessivo amore
Che un Dio a te serbò fin dal nulla
D’esser tuo, o reo ingannatore…
Poiché vita ti dié fin dalla culla
Colpe portasti; or per fuggir la pena
Imita il pianto della Maddalena.   

LE TRE MARIE
LA MADDALENA
Ohimé! Per le mie colpe, è morto in croce e
Tra due ladroni il figlio di Maria,
Ed io non scoppio pel dolore atroce
Tu mi parli, O dio dell’alma mia,
O buon maestro mio più non m’insegni
Piangerò dunque, ohimé! Che pena ria
Ah lasso! Son finiti i miei disegni:
Amor mio, più non m’ami, ahi dolor
A chi la tua discolpa consegni?
Nel testamento tuo fatt’alla croce
La madre col discepolo chiamasti
Per me chiamare, non avesti voce,
Pur del ladrone allor ti ricordasti,
E promettesti a quello il Paradiso
Sol di me peccatrice ti scordasti,
Alzasti al Padre tuo lo smorto viso,
Pregasti per li tuoi crocifissori
Scusasti d’ignoranza chi ti ha ucciso
Di me nulla pensasti, ahi che dolori!
Eppure ero tua amante, e tu mio sposo:
qual mio peccato ha sciolto i nostri amori?
Gent’empia, è fra di voi alcun pietoso,
Che m’apra il petto, e mi trafigga il core?
Poiché senza di Lui non ho riposo
Giacché non mi dà morte il mio dolore
Regina di dolor, fa le vendette:
Se per me giace morto un innocente
Ora uccidimi tu Madre dolente.
(In ginocchioni)

LA MADONNA
Ferma, raffrena la tua doglia ardente
Accetta, Maddalena, il mio consiglio
Ch’io sola pianger devo amaramente
A che partito misera m’appiglio?
Chi potrà mai spiegar la mia gran pena
Vedova senza sposo e senza Figlio?                                                                      
Non mi dite Maria di grazia piena,
Chiamatemi Maria mar di dolore,
Ch’ogni cruccio al mio cor ha la sua vena.
Pianti, angustie, e dolor venite fuore,
Accompagnate il mio dolente stato,
Lingua scopri i cordogli del mio core.
Figlio, dal Padre eterno abbandonato,
Son gli Apostoli tuoi tutti fuggiti,
Figlio chi t’ha tradito e chi negato.
Gl’infermi risanati ove son giti?
Ciechi, zoppi, e storpiati senza fine
Sordi, muti, e lebbrosi, ahi ! son spariti:
Figlio, son questi i raggi del tuo crine
Ahi! strazi da fiere e non umani!
Fino al cervello tuo giungon le spine !
Figlio, con queste quelle Sacre Mani,
Che formaro i cieli, e tutto il Mondo?
Ahi come son squarciate in modi strani!
Figlio, è questo quel viso tuo giocondo?
Ahi come è sfigurato e tenebroso!
Figlio, di sputi e sangue tutto immondo.
Figlio, questo è il petto sì amoroso
Ogni osso dall’altro osso è già slogato,
Figlio, tutto il tuo corpo è doloroso!
Figlio, ancora il tuo ventre è flagellato,
Son le vene e li nervi, già trinciati
Ahi! corpo Verginal, tutto squarciato.
Figlio, son questi i piedi tuoi sacrati,
Che camminaro asciutti sopra il mare
Ahi! Perché son così traforati?
Figlio che piaga è questa, che mi appare
Figlio la lancia ha trapassato il core,
Figlio, muoio, non posso più mirare!
(Sviene e si ritiene dalle Marie)


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