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La preghiera sulle persone

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La preghiera sulle persone
LA PREGHIERA SULLE PERSONE
La continua effusione dello Spirito ci permette di fare l'esperienza del continuo amore misericordioso di Dio che sempre ci avvolge in maniera nuova. E’ avvolti da questo amore che possiamo pregare per i fratelli.
Testo tratto da un articolo, apparso a firma di Piero Tomassini sulla Rivista del Rinnovamento, dicembre 1986






Che cose la preghiera sulle persone, o preghiera sui fratelli? E’ un'espressione molto importante della spiritualità che caratterizza il Rinnovamento nello Spirito.
Per questo motivo, prima di parlare degli aspetti pratici che riguardano questo argomento, dobbiamo assicurarci di aver compreso bene che cos'è il Rinnovamento nello Spirito.

ASPETTI PRATICI DELLA PREGHIERA SUI FRATELLI

Un gruppo di fratelli si rivolge al Signore per intercedere a favore di un altro fratello che chiede la preghiera, che sente necessità che riguardano la sua vita spirituale, oppure necessità che riguardano la sua salute fisica.
Quando ci riuniamo a pregare per questo fratello noi mettiamo in pratica le parole di Gesù:
“In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. (Mt 18,19-20)

Questa frase di Gesù avrebbe veramente bisogno di un commento un po’ più lungo, perché è chiaro che non dovremmo credere che Gesù ci darà per forza qualunque cosa ci passi per la testa; ma non è il caso adesso di soffermarci su questo punto.

L’IMPOSIZIONE DELLE MANI

Allora, la preghiera sui fratelli è per prima cosa mettersi insieme a pregare intercedendo per un fratello che ha delle necessità.
Ma perché si chiama preghiera sui fratelli?
Perché è frequentemente accompagnata da un gesto simbolico di imposizione delle mani. Questa imposizione delle mani (i fratelli anziani lo sanno benissimo) è un gesto altrettanto simile, ma soltanto meno abituale, di quello che facciamo quando si congiungono le mani, di quando ci si inginocchia, di quando si alzano le mani per pregare. Cioè, è un gesto che vuole esprimere il significato interiore di quel momento particolare di preghiera che stiamo vivendo; e siccome in questo caso stiamo pregando per le necessità di una persona, per i suoi bisogni, questo gesto di imposizione delle mani è forse il gesto più adatto per significare la solidarietà dei fratelli che pregano sul fratello.
Solidarietà con che cosa? con i suoi problemi, con le sue sofferenze, con quello che egli ha. E già da questo voi capite che il gesto di imposizione delle mani significa qualche cosa di molto più profondo della parte esteriore.
Non è un distintivo dei gruppi carismatici, ma è un segno di amore, perché ponendo le mani dico a mio fratello che sta nella sofferenza: Sono con te, vivo con te, ti voglio bene, condivido le tue sofferenze, i tuoi problemi.
Se non c'è questo atteggiamento interiore, è inutile che ci approcciamo alla preghiera sui fratelli, perché allora sì che il gesto diventerebbe un gesto magico, diventerebbe un gesto stupido.
L’imposizione delle mani nella preghiera esprime anche il desiderio, nella fede, di intercedere presso Dio, presentando quella persona, con le sue necessità, alla potenza dello Spirito Santo, perché esso dia forza, aiuto e consolazione.


MARIA A CANA DI GALILEA

A me piace tanto pensare, quando preghiamo per le necessità di un fratello, che la nostra missione ci è insegnata da Maria. Pensiamo alla semplicità e alla fede di Maria quando, durante le nozze di Cana, ha presentato a Gesù le necessità degli sposi e degli invitati, dicendo:
“Non hanno più vino.” (Gv 2, 3)
L’amore, la semplicità, la fede di Maria hanno commosso Gesù, hanno provocato il miracolo.


NÉ SACRAMENTO, NÉ SACRAMENTALE MA GESTO BIBLICO E CRISTIANO

Ma ritorniamo all’imposizione delle mani. Abbiamo allora capito qual è il significato di questo gesto. Non è un gesto, come alcuni credono, riservato soltanto ai sacramenti.
La preghiera sui fratelli non è un sacramento, non è un sacramentale.
Questo equivoco, questa idea falsa può nascere dal fatto che non siamo abituati ad usare questo gesto: è soltanto una questione di abitudine, una questione di mentalità e, qualche volta, è questione di eliminare alcuni scrupoli.
Ma l’imposizione delle mani è un gesto che, per motivi vari, era molto diffuso sia nel popolo ebraico che nelle persone che vivevano la fede nelle prime comunità cristiane. Vorrei concludere dicendo che su questo gesto sono moltissimi i passi della Scrittura ai quali possiamo fare riferimento.


COME FORMARE I GRUPPI PER LA PREGHIERA SULLE PERSONE?

Continuando a parlare di alcuni comportamenti di base, credo che sia utile esaminare alcuni aspetti che riguardano il momento iniziale della preghiera; cioè quando si formano i gruppetti di fratelli per pregare su altri.
Occorre tenere presente che, molto spesso, nel pregare sui fratelli emergono delle situazioni molto delicate. Sono situazioni che a volte, anche da un punto di vista umano, sono difficili e per le quali bisogna avere acquisito una certa sensibilità, una certa esperienza, un certo equilibrio per sapere come comportarci.
E allora, è utile che in questi gruppetti di preghiera siano sempre presenti, uno o due fratelli più anziani del Rinnovamento. Questo vale soprattutto per i gruppi di preghiera molto numerosi e dai quali passano molto spesso fratelli nuovi, che non conosciamo.
E' bene poi, quando questi gruppetti si sono formati, che si riuniscano per pregare, con ,l’obiettivo  della formazione di un servizio stabile.
Vale a dire, quando noi ci mettiamo a pregare insieme per le intenzioni di un altro fratello, dobbiamo cercare di essere per quanto possibile uniti e sereni, e liberi da determinati scrupoli.

Poiché non siamo perfetti, non è un peccato andare a scegliere compagni di preghiera con i quali stiamo meglio, per costituire con loro dei gruppi di preghiera stabili. Ricordiamoci che non siamo capaci di virtù eroiche e che nel momento della preghiera su una persona dobbiamo dedicarci esclusivamente a lei, in serenità e pace.
Quindi, è bene forse che il gruppo che si riunisce a pregare sia formato possibilmente sempre dagli stessi fratelli.
Il responsabile del gruppetto poi avrà cura, se del caso, di fare intervenire di volta in volta altri fratelli, soprattutto i cosiddetti “nuovi”, perché piano piano comincino a sperimentare che cosa significa pregare sugli altri.
Io mi ricordo che tutti noi abbiamo imparato così: abbiamo iniziato a pregare in piccoli gruppi e i nuovi (io allora ero uno dei nuovi) che cosa facevano?
Erano chiamati, si mettevano a pregare, guardavano, osservavano, avevano forse delle sensazioni interiori, si chiedevano: «Ma il fratello più anziano dice questo; io sento dentro di me questa conferma; l’altro fratello dice quest’altra cosa, si comporta in questo modo, anche a me sembra vero, chiedo consiglio, imparo».
In altre parole, all’inizio ci vuole molta umiltà per evitare errori che poi fanno star male tutti, tutta la Chiesa.

E' superfluo aggiungere che non possiamo assolutamente condividere il comportamento, per fortuna molto raro, relativo a certi fratelli, evidentemente super-carismatici, i quali pensano di poter pregare da soli su fratelli bisognosi senza l’aiuto della comunità.

LO SVOLGIMENTO DELLA PREGHIERA: PERCHÉ CHIEDI LA PREGHIERA?

La preghiera inizia in genere con la lode e il ringraziamento a Dio per il fratello; a questo si chiede se vuole far conoscere almeno al responsabile, il motivo per cui chiede questa preghiera di intercessione.
L’esposizione del motivo non è una condizione indispensabile, ma è molto utile anche perché rappresenta un atto di umiltà, un atto di fede da parte del fratello che ha questa necessità, perciò è un atto gradito a Dio.
Non sempre ci troviamo a pregare su persone che hanno fatto un lungo cammino nel Rinnovamento, o che comunque possiamo conoscere abbastanza bene. Allora, prima di proseguire la preghiera, è bene anche capire se la persona ha ricevuto un sufficiente chiarimento su ciò che si sta facendo.

Dobbiamo assolutamente evitare il pericolo di alimentare degli errori di interpretazione. Ci possono essere persone che hanno sentito parlare in modo impreciso di questi “carismatici”, e possono avere delle idee sbagliate sulla preghiera; possono perfino credere che le mani imposte abbiano delle virtù particolari.
E la prima cosa che noi dobbiamo fare, se non conosciamo la persona che chiede la preghiera, è domandargli: «Lo sai che cosa è una preghiera sui fratelli? Lo sai che in queste mani non c’è nessuna virtù pranoterapeutica? Lo sai che non abbiamo nessun potere personale?». Certo non si tratta di fare un insegnamento o di fare ragionamenti troppo alti o teologici, ma si cerca di capire se veramente ci hanno preso per cristiani che nella fede e nell'amore intendono pregare insieme, o per dei guaritori, per dei santoni, o per qualche altra cosa del genere.
Questo è molto importante ed è meglio piuttosto non fare alcuna preghiera, piuttosto che correre il rischio di alimentare dei fraintendimenti.


NON SI PREGA SU CHI VUOL RESTARE NEL PECCATO

Parlando sempre di preghiere sulle persone che non conosciamo, vorrei dire un’altra cosa che dobbiamo verificare, naturalmente, con molto tatto, all’inizio della preghiera.
Non credo assolutamente che possiamo pregare su un fratello, invocando su di lui l'effusione dello Spirito Santo, se questo fratello è coscientemente in peccato grave.
E’ una questione molto delicata. Non possiamo arrivare a chiarire in modo molto semplice, ma dobbiamo dire che la nostra preghiera non può assolutamente sostituire il sacramento della Riconciliazione: questo è chiaro.
Allora, se ci accorgiamo che in qualche modo questa persona è in un errore grave, che è in un peccato grave (ecco perché, fra l'altro, è bene anche che il fratello esterni i motivi per i quali chiede la preghiera), la carità stia nel dire al fratello: «Guarda, se vuoi possiamo pregare insieme perché il Signore ti aiuti per prima cosa a riconciliarti con lui, poi potremo pregare per te e per ogni altra necessità».
Aiutiamo soprattutto il fratello ad andare da un sacerdote e non facciamo mai delle preghiere che possano dare l’idea di banalizzare il sacramento della Riconciliazione, o peggio ancora, possano dare la sensazione che la preghiera sulle persone lo possa sostituire.


LA PREGHIERA NON E’ UNA «PILLOLA SETTIMANALE» PER BISOGNI PSICOLOGICI

Abbiamo detto che il gruppetto di preghiera dovrebbe essere formato da fratelli più anziano del Rinnovamento. Questo è utile perché questi possono conoscere meglio le persone che richiedono la preghiera ripetutamente.
Ci sono persone che sono affette da pregomanìa psicologica (io così la chiamo), cioè chiedono la preghiera il sabato, poi ritornano il sabato successivo, poi ancora il sabato successivo, e così via.
Molto spesso all'origine di questa richiesta, c'è soltanto un desiderio psicologico di affetto. Di necessità spirituale c’è ben poco. In questi casi non aiuteremmo il fratello ad uscire da questa sua situazione psicologica, nel continuare a fare preghiere su di lui.


LODARE IL SIGNORE E INVOCARE LO SPIRITO

Evitati questi errori all’inizio della preghiera ringraziamo il Signore per il fratello e lodiamolo perché ci permette di pregare insieme: siamo entrati nella preghiera vera e propria.
Chiediamo allora l'aiuto e l'assistenza dello Spirito Santo e se il Signore ci permette, lodiamolo anche con il canto in lingue che è un canto di lode. Oppure se il nostro cuore in quel momento non è capace di innalzarsi fino a Dio e di gorgheggiare come i semplici, come gli umili, accettiamo la nostra aridità.
Non facciamoci cioè dei problemi che non esistono. Non è prescritto, scusatemi la battuta, in nessun prontuario l’obbligo di cantare in lingue a tutti i costi. Può darsi che in quel momento il gruppo che prega si trovi in una determinata situazione, può darsi che il Signore abbia tolto a questo gruppo in quel momento il dono del cantare in lingue perché al fratello in quel momento questo dono non sarebbe stato per la sua utilità. Cioè gli avrebbe fatto meglio una parola di profezia, di consolazione o anche di silenzio.


IL SILENZIO

Ma vorrei soffermarmi soprattutto su questo aspetto, cioè il silenzio che deve intervenire in certi momenti della nostra preghiera sulle persone. Questo silenzio è importantissimo. Dopo aver invocato lo Spirito Santo ci sono dei momenti in cui sembra quasi che alcuni si preoccupino di dover per forza dire qualche cosa e non di rado questo desiderio diventa così esteso che tutti esprimono le loro impressioni, le loro ispirazioni, trasformando la persona che sta ricevendo la preghiera in una specie di tiro al bersaglio.
Io credo che la prima cosa che dobbiamo fare dopo avere invocato lo Spirito Santo, è quella di metterci in silenzio; non dobbiamo avere paura di questo silenzio.
Ci consente di metterci davanti a Dio in un atteggiamento di ascolto e di purificazione, Ci ricorda che è Dio che agisce. Non c’è bisogno di domandarsi: « Adesso cosa devo fare, adesso cosa dico? » perché dobbiamo far agire soprattutto Dio.
Dobbiamo accettare nella fede che solo Dio agisce.
Dobbiamo accettare la nostra incapacità e dire al Signore: “Tu lo ami; Signore fai Tu.”
Poi, se il Signore vuole, può darci alcuni doni. Se vuole usarci sa come farsi ascoltare. Se vuole comunicarci alcune mozioni, alcune ispirazioni, forse è bene ricordarsi che il miglior modo per ascoltarle non è tanto nel ricercarle e, certamente, neanche nel recitarle, ma è l'atteggiamento di Maria: semplicità, sensibilità al soffio dello Spirito Santo, umiltà. Così dobbiamo essere noi.
Allora vedrete come il Signore ci aiuta, ci fa capire, ci spinge. Il Signore è delicato, ci fa capire quali sono queste ispirazioni, queste mozioni, questo modo di parlare, queste idee che vengono da lui.
Può darsi che ci venga un suggerimento, una immagine mentale; forse nel nostro cuore nasce il desiderio di comunicare qualcosa ai fratelli. Ma tutte queste cose noi non le dobbiamo cercare, le dobbiamo accettare con semplicità, se si presentano nella preghiera.
Vorrei quasi dire che dovremmo fare una dolce resistenza a queste cose e pregare, perché se sono cose che vengono da Dio, Dio ritorna a premere con amorosa insistenza per farcele capire e se non sono da Dio, nella preghiera umile, di adorazione, spariscono.
Quindi, questo silenzio breve, ma profondo, è strettamente necessario, è importante, perché ci mettiamo di fronte alla presenza e alla volontà di Dio. Se Dio non ci dona niente, vuol dire che dovevamo star zitti.
Lode e gloria a Te, Signore Gesù! perché ci hai fatto stare zitti. Avrà fatto parlare un altro fratello, avrà parlato Lui direttamente alla persona, nel suo cuore.
I carismi veri, le manifestazioni che vengono veramente dallo Spirito Santo, debbono essere ricevute in questo atteggiamento di umiltà, di preghiera, di docilità all’azione dello Spirito Santo, senza pretendere niente e senza rifiutare niente.

DISCERNIMENTO!

Detto questo sull’accoglimento delle mozioni dello Spirito Santo c'è comunque anche un discernimento che dobbiamo fare. Possiamo dire che ogni mozione che ci dà lo Spirito Santo, ogni profezia, ogni parola, ogni ispirazione deve comunque essere sempre vagliata nel discernimento. Il principio fondamentale del discernimento è la carità. E, in questo caso, soprattutto la carità verso la persona.
Voglio fare esempi volutamente un po' assurdi: ho ricevuto un dono di scienza particolare da Dio, per cui Dio mi rivela esattamente i motivi per i quali quel fratello è un grande peccatore. Oppure, facciamo un altro esempio per assurdo, ammettiamo che Dio mi possa far capire che quel fratello dopodomani subirà una sciagura. Faccio degli esempi estremizzati, ma ipotizziamo, per un attimo, che questi doni siano veri.
Fratelli miei, la carità di Dio non può mai mettere angoscia, non può mai mettere preoccupazione, terrore, nell'animo delle persone. Ogni parola di Dio, ogni azione che viene dallo Spirito Santo deve produrre il frutto dello Spirito Santo. Deve produrre
“amore, gioia, pace, pazienza, bontà, benevolenza, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (cfr Gal 5,22).
Se non produce il frutto dello Spirito Santo vuol dire che non è opera dello Spirito Santo. E allora, anche le parole di ammonizione che qualche volta crediamo vengano da Dio, se provocano preoccupazione, se provocano il terrore, se provocano ansia, sono cose che non vengono da Dio.
Dico queste cose perché la carità ci deve guidare nell’uso dei doni di Dio, anche perché la carità è “la via migliore” che Dio ci dà. Asteniamoci pertanto dal fare qualunque profezia che possa far pensare a punizioni, a castighi, o cose simili.


PROFEZIA, MA COME?

Per quanto riguarda la profezia, asteniamoci dal fare profezie di predizioni sul futuro: salvo casi particolari che richiedono un discernimento preventivo con i fratelli più anziani del gruppo, asteniamoci assolutamente dal fare profezie di tipo predittivo, comprese quelle che pensiamo che vengano date da Dio, per la gloria di Dio, per il bene della comunità e dei fratelli. Come, ad esempio: «Io sento che il Signore vuole che tu ti faccia sacerdote, che ti dedichi a lui, o vuole che lasci tutto e ti faccia suora».
Io vi prego veramente di non preoccuparci di farci interpreti di queste volontà che, se vengono dal Signore, in un modo o nell’altro si realizzeranno ugualmente. L'esperienza ci dice che gli errori che si sono fatti, possono fare più male che bene in questo senso.


I PASSI DELLA BIBBIA

E lo stesso discernimento lo dobbiamo fare nella carità quando leggiamo un passo della Bibbia. Possiamo benissimo leggere un passo, un qualunque passo della Scrittura, ma dobbiamo stare attenti a ciò che il fratello può eventualmente capire. Dobbiamo cercare anche di comprendere che cosa significa, fare un discernimento personale. Se a una persona che ha fatto un cammino relativo di fede o spirituale, andate a leggere, ad esempio, il passo di Giuda quando si impicca dopo aver tradito Gesù, certamente questa persona potrebbe capire che prima o poi è destinata a fare la stessa fine. Non dovete creare degli sconvolgimenti, delle preoccupazioni di carattere psicologico: «Che profezia mi hanno fatto!».
Usate una sensibilità e un amore particolare verso gli altri e, in definitiva, chiedete che il Signore vi aiuti a ricevere questo dono di discernimento, per prima cosa dentro di voi. Se aprendo la Scrittura il passo che state per leggere non produce neanche in voi un aumento di pace, di gioia, di amore per questo fratello, può darsi che questo passo non lo dovete leggere.
Naturalmente queste mie raccomandazioni non debbono spingerci ad esagerare troppo perché è chiaro che non possiamo riuscire ad analizzare con certezza i motivi per cui Dio, ad esempio, ci dà un passo oppure un altro.
Quindi non dobbiamo passare da un eccesso all'altro. Dio non ci darà mai un messaggio scritto a lettere cubitali, dicendoci: «Stai tranquillo, è così». Cioè, in un certo qual senso, la fede è necessaria, ma la fede è necessaria nel discernimento, la fede è necessaria perché va d’accordo con la speranza e con la carità.


LA PREGHIERA DI LIBERAZIONE CHE NON E’ ESORCISMO

La preghiera di liberazione non deve essere mai confusa con l’esorcismo. La Chiesa dice, infatti, che solo i Vescovi e solo i sacerdoti autorizzati dall’Ordinario del luogo, possono fare esorcismi. Gli esorcismi, allora, non possono essere fatti dai laici in nessun caso A questo proposito ricordiamo che anche l’esorcismo datoci con la formula di Leone XIII, ricade sotto queste disposizioni.
L’esorcismo differisce fondamentalmente dalla preghiera di liberazione perché è un rivolgersi diretto al demonio, a satana, per imporgli, per comandargli determinate cose. E', quindi, un interpellare direttamente il demonio. E questo esorcismo, ripeto, non è consentito ai gruppi di preghiera in cui non ci sia la presenza di un Vescovo o di un sacerdote autorizzato.
E non dobbiamo fare neanche esorcismi che a volte non sembrano esorcismi ma che comunque comandano qualcosa alle forze negative che disturbano un fratello.
La preghiera che la Chiesa ci permette è la preghiera di liberazione; la preghiera di liberazione sta nel rivolgersi unicamente a Dio, alla Madonna, ai Santi, per chiedere che Dio intervenga per questo fratello e lo liberi da tutte le situazioni negative in cui vive.
Quindi, la preghiera di liberazione non interpella il demonio, ma è una preghiera che si rivolge a Dio nella fede e lo supplica di intervenire. Questa è la differenza fondamentale fra esorcismo e preghiera di liberazione.


LA PREGHIERA DI GUARIGIONE

Anche per questa preghiera occorre fare un discernimento nella carità.
Noi crediamo che la fede è necessaria per ottenere una guarigione, ma per carità, non dite mai ad un malato: «Fratello mio, se tu avessi fede il Signore ti concederebbe la guarigione!»
Ci sono molti fratelli che sono stati turbati da queste affermazioni, sono caduti anche in crisi spirituali. Non possiamo affermare questo. Sappiamo che la fede è necessaria, ma non è sufficiente nel piano di Dio, perché Gesù non è venuto per toglierci tutte le malattie, Gesù non ci ha assicurato in maniera chiara e precisa che la sofferenza fisica è una cosa che lui assolutamente non accetta e che nella preghiera fatta con fede certamente la toglierà.


FEDE E SEMPLICITÀ’

Allora quale è l'atteggiamento che noi dobbiamo avere quando preghiamo su una persona per la guarigione fisica? Non sapendo normalmente quale è il piano di Dio, cosa Dio vorrà fare o non vorrà fare, noi dobbiamo semplicemente credere con tutto il cuore che se Dio vuole guarire può farlo.
Questa certezza non ce la può togliere nessuno, non c’è malattia, non c’è caso per quanto grave, che Dio non possa, volendo, risolvere: questa è la nostra fede e questa fede assoluta, incondizionata in Dio è importantissima nella preghiera di guarigione, è un dono di Dio, è un dono che dobbiamo richiedere.
Allora, quando noi abbiamo pregato con la fede di cui siamo capaci e con amore per una persona, non aggiungiamo altro. In altre parole, quando facciamo una preghiera di guarigione, facciamola con estrema semplicità; diciamo al Signore: «Signore, io so che Tu puoi guarirlo, io so che Tu lo ami. Io vorrei tanto che Tu lo guarissi; Signore fai Tu, nel tuo amore e nella tua sapienza; è nelle Tue mani».
Inoltre, Dio ci ha invitati a chiedere con perseveranza, con insistenza: non limitiamoci a pregare soltanto una volta per una necessità importante, ma offriamo preghiere, offriamo digiuno. Ricordiamoci di quella parabola della vedova che era andata tante volte dal giudice e che il giudice ha esaudito per la sua insistenza.
E se poi, in definitiva il Signore non vuole concedere la guarigione fisica, noi dobbiamo cercare, scusatemi la parola, di pretendere da Dio che dia al fratello la pace, la serenità, se non addirittura la gioia.
Se Dio non libera i fratelli dalle malattie, dobbiamo quasi continuare a pretendere che Dio gli dia la forza di sopportare con pace e serenità questa sofferenza.
E’ ovvio che, avendo detto tutto questo, dobbiamo assolutamente astenerci dal fare affermazioni gratuite come quelle che, grazie a Dio raramente, ma qualcuno a volte ha fatto: «Vedrai che il Signore ti guarirà, il Signore ti ha addirittura guarito».
Ma il dono con il quale si può veramente dire ad un fratello: So che guarirai, è un dono ben diverso, è un dono che entra nel piano della sapienza di Dio, è un dono per cui Dio permette a quel determinato fratello di entrare a conoscenza dei suoi piani.
Io penso personalmente che sia un dono estremamente raro e quindi nella prudenza, asteniamoci dal fare affermazioni di questo genere e diciamo semplicemente: «Abbi fede in Dio».



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