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La tempesta sedata

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Kerigma
Meditazione sul brano: La tempesta sedata (Lc 8,22-25)
“Non temete, sono io!”
MEDITAZIONE SUL BRANO: LA TEMPESTA SEDATA
(Lc 8,22-25)
Testo della meditazione di Augusta Ferri nella giornata di ritiro spirituale del Gruppo "Acqua Viva" di San Carlo Borromeo, Latina.
Meditazione tenuta domenica 10 aprile 2016, parrocchia S. Paolo Apostolo, Tor Tre Ponti, Latina.



LA TEMPESTA SEDATA
22 Un giorno salì su una barca con i suoi discepoli e disse: “Passiamo all’altra riva del lago”. Presero il largo. 23 Ora, mentre navigavano, egli si addormentò. Un turbine di vento si abbatté sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo. 24 Accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: “Maestro, maestro, siamo perduti!”. E lui, destatosi, sgridò il vento e i flutti minacciosi; essi cessarono e si fece bonaccia.
25 Allora disse loro: “Dov’è la vostra fede?”. Essi intimoriti e meravigliati si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui che da’ ordini ai venti e all’acqua e gli obbediscono?”.

Il racconto si basa sulla conoscenza del luogo da parte degli apostoli: il lago è circa 200 mt sotto il livello del mare, un catino incassato per tre lati tra le montagne, che lasciano libero passaggio al vento, da nord a sud.
Le tempeste, improvvise e violente, ne sono la caratteristica.
Anticamente il lago era denominato lago di GENESARET – nel nuovo testamento è detto mare di Galilea (Mt 4, Gv 6), lago di Genesarte (Lc 5) o mare di Tiberiade (Gv 6-Gv 21).
Sulle sue sponde si sono svolte gran parte delle attività di Gesù, il quale, durante la vita pubblica, abitava a Cafarnao, nella casa di Pietro. IL racconto è suddiviso in otto sequenze:
Congedata la folla Gesù sale sulla barca dei discepoli e chiede di andare all’altra riva;
Giunti nel bel mezzo del lago si solleva la tempesta;
L’agitazione dei discepoli che temono per la loro vita;
Gesù dorme a poppa;
La richiesta di aiuto;
Il comando al vento e alle acque;
Il rimprovero ai discepoli;
La sorpresa e la domanda dei discepoli.
Gesù sale sulla barca insieme ai discepoli e comanda loro di andare all’altra riva; l’altra riva è la Decapoli, un raggruppamento di dieci città libere, con un proprio territorio, che si trovavano non lontano dal lago di Tiberiade ed erano abitate da gente pagana.
In Mt 4, 25 come in Mc 7, 31-37, è raccontato che Gesù era seguito anche dalla gente della Decapoli e che, in quella regione, una volta guarì un indemoniato e un’altra volta un sordomuto.
Gesù, dunque, sale sulla barca, nel vangelo di Marco “ la sera di quel giorno”. La parola sera simboleggia l’avvicinarsi del buio della notte e la notte spesso è collegata al pericolo e alle paure: il buio è amico del ladro, del malfattore, del tradimento, dell’inciampo.
In Giovanni 11, 9-10 troviamo “se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se invece uno cammina di notte inciampa.”
La barca scivola sulle acque tranquillamente, ma…giunti nel mezzo del lago, improvvisamente, si solleva la tempesta: si leva un vento impetuoso che provoca onde altissime, tutto intorno è ormai buio, e la barca è così piena d’acqua che rischia di affondare.
I discepoli si sentono impotenti, disperati, sono agitati, perché temono per la loro vita e anche per quella del Maestro, il quale dorme tranquillamente. E’ questo l’unico brano dei vangeli in cui viene presentato Gesù che dorme. Gesù dorme a poppa; sulla barca la poppa era il posto riservato all’ospite di riguardo, ma la poppa è anche la parte della barca che, di solito, è la prima ad affondare.


I discepoli sembrano indignati per l’indifferenza di Gesù e lo svegliano senza tanti riguardi: ”Maestro siamo perduti…” – “ non ti importa che noi moriamo?”.
Gesù si sveglia e, alla richiesta di intervento, risponde subito e dritto a poppa comanda al vento di tacere e al mare di calmarsi, e subito vi fu grande bonaccia.
Alla dimostrazione di potenza segue il rimprovero ai discepoli: ”dov’è la vostra fede?” – “perché avete paura uomini di poca fede? “ - “ perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”.
Il brano del vangelo che il Signore ha voluto dare al nostro gruppo parla in maniera del tutto particolare anche a ciascuno di noi: è un messaggio personale e comunitario. Gesù si rivolge al singolo ma anche al nostro camminare insieme come gruppo, alla nostra fede, al nostro vivere da cristiani. Nel cammino di fede spesso ritroviamo diverse convinzioni sull’essere cristiani.
C’è il cristiano che pensa che aderendo a Cristo con la fede, le difficoltà, le tentazioni, le sofferenze, automaticamente scompaiano, vengano abolite. Oppure c’è il cristiano che, invece, è convinto che le prove della vita abbiano lo stesso senso che ebbero per Gesù, e quindi si sente quasi un privilegiato, un eletto.
Oggi Gesù ci dice che non è così: la vera fede non elimina sofferenze, malattie, rinunce, prove, fallimenti ed altro ancora, ma da un senso a tutto. Gesù stesso non ha potuto evitarlo ma proprio passando per persecuzioni, insulti, paure, sofferenze, morte, è giunto alla piena glorificazione.
Gesù oggi ci dice che dobbiamo avere la certezza che Lui è sempre presente, ma… A MODO SUO; ci dice che è sempre partecipe delle nostre vicende umane, ma, ancora una volta A MODO SUO. Quindi nessuna situazione può risultare disperata per chi crede.
Padre Raniero Cantalamessa in un suo commento al vangelo ci spiega che la barca è simbolo della vita, e la traversata del mare di Galilea indica la traversata della vita.
Il mare è la mia famiglia, la mia comunità, la parrocchia, il condominio, il lavoro, il mio cuore, la mia quotidianità. Piccoli mari in cui si possono scatenare grandi e improvvise tempeste che possono avere il volto della malattia, della perdita di una persona cara, di un tradimento, di progetti e speranze che non si realizzano ma svaniscono, di delusioni, di mortificazioni e quanto altro ancora.


Ed ecco che nel cuore nasce una domanda, quasi un grido: perché tutto a me? Perché proprio io? Non finirò mai di combattere e di soffrire? È un grido che nasce perché ci si sente abbandonati da Dio, tartassati dagli eventi della vita o addirittura puniti per i peccati commessi.
Gesù oggi ci chiede: perché vi lasciate prendere dalla paura? Come mai non avete fede?
Ecco se vogliamo essere sinceri dobbiamo ammettere che anche noi forse avremmo agito come i discepoli: “ Maestro ma che fai dormi?”. Eppure quei discepoli avevano già vissuto con lui, lo avevano visto operare esorcismi, guarigioni, avevano goduto di un rapporto privilegiato con lui, soltanto a loro, in disparte, Gesù aveva spiegato i misteri del regno. Ciononostante lo rimproverano perchè interpretano il sonno come un segno di disinteresse nei loro confronti da parte dell’unica persona che li può veramente aiutare.
Gesù si rende conto della gravità del pericolo al quale tutti sono esposti, ma approfitta dell’occasione per fare ai discepoli una catechesi essenziale sulla fede.
Avere fede vuol dire affidarsi all’Onnipotenza divina pienamente, consapevoli della nostra impotenza umana. Continuando a dormire Gesù diventa il modello per eccellenza di confidenza in quel Dio che sempre e comunque si prende cura di tutti i suoi figli.
Troppo spesso, quando siamo provati, noi diciamo di affidare tutto nelle mani di Dio ma, il più delle volte, sono solo parole.
Oggi Gesù ci invita a scrutare nel nostro cuore, ci invita ad interrogarci ed a rispondere nella più assoluta verità: nelle tempeste che attraversano la mia vita cosa faccio? Mi fido? Mi affido? Mi lascio prendere dalla paura? Dal panico? Che senso do alle mia paure? Alle mie disperazioni? Accuso Dio perché il suo intervento non arriva subito come voglio io? So essere paziente e aspettare senza scalpitare fidandomi? Ho imparato che il Signore non realizza tutti i miei desideri, non mi concede ciò che chiedo con insistenza ma mantiene sempre le sue promesse?



Attenzione però, la paura o il panico che ci assalgono nel momento forte della prova non sono mancanza di fede (anche Gesù ha provato paura e angoscia).
Paura e angoscia diventano mancanza di fede quando ci si sente abbandonati da Dio, si perde la fiducia e l’abbandono (la paura degli apostoli).
Il brano termina con lo stupore degli apostoli e la domanda “Chi è dunque costui che da ordine ai venti e all’acqua e gli obbediscono?”
Sono stati scelti da Cristo, hanno ascoltato i suoi insegnamenti, hanno visto con i loro occhi i prodigi e i miracoli che Gesù ha compiuto, avrebbero già dovuto conoscere il Cristo e la sua potenza; invece sono sorpresi, intimoriti, meravigliati.
Possiamo dire che la loro è ancora una fede che non lascia andare la paura.
Forse come quella di ciascuno di noi?
Gesù oggi ci chiede di avere fiducia in lui, è questo quello che ci vuole dire.
Quel giorno gli apostoli si sono salvati dal nubifragio perché Gesù era con loro sulla barca.
Anche per noi questa è la migliore garanzia per affrontare e superare le tempeste della vita. Noi pensiamo e a volte temiamo che Gesù dorma; in realtà non è lui che dorme ma la nostra fede, e solo quando si sveglia si superano tutte le paure e le tempeste.
Nessuno è padrone della propria vita e del proprio destino, la nostra barca è fragile e le tempeste sono tante ma dobbiamo essere fiduciosi che sulla nostra barca c’è Gesù, che non ama la tempesta, e non la ordina, bensì la sgrida, e la placa, e farà bonaccia intorno a noi.
Perciò se abbiamo Gesù con noi ogni timore e ogni paura scompariranno, e nel cuore nonostante la tempesta scenderà una grande pace che ci farà accettare e affrontare ogni cosa con serenità.
Paolino da Nola dice: “E’ giusto che noi confermiamo gli animi, innalziamo la mente, cacciamo dal cuore gli ignavi timori, poiché per noi il figlio di Dio diede la vita.”
Ora in atteggiamento di preghiera chiediamo a Gesù di liberarci da tutte le nostre paure e di fare bonaccia nei nostri cuori.

Alla meditazione è seguita una preghiera, che puoi vedere qui:






Alla meditazione è seguita una preghiera, che puoi vedere qui:



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