Le tre sentinelle della preghiera - Vieni Santo Spirito

Vai ai contenuti

Menu principale:

Le tre sentinelle della preghiera

Preghiere e modi di pregare
Le tre sentinelle della preghiera
Per crescere nella vita di preghiera
Sobrietà, vigilanza, discernimento sono le tre sentinelle che garantiscono una crescita reale.
Dalla documentazione storica del Rinnovamento, un testo apparso a firma di P. Carlo Colonna Sj


E' indubbio che nella vita del credente la cosa più importante è la preghiera.
Vita di preghiera vuol dire rapporto autentico, profondo, reale con Dio, ma questo non si può avere se la vita di preghiera non è custodita, difesa e favorita da tre atteggiamenti o virtù, che sono la sobrietà, la vigilanza e il discernimento spirituale.
Chi vuole condurre un'autentica vita di preghiera deve diventare:
Sobrio rispetto alle cose del mondo e alle cose spirituali.
Vigilante nei confronti delle forze del male, che lo insidiano da dentro e di fuori e rispetto alle chiamate di Dio che lo sollecitano.
Capace di discernimento spirituale. Col discernimento spirituale chi prega arriva a quella docilità abituale alla volontà di Dio, che è una delle mete più preziose del cammino spirituale.


LA SOBRIETÀ'

L’amore con cui Dio ci comanda di amarlo deve essere totalitario: con tutte le forze, con tutta la mente, con tutto il cuore. Così dice il comandamento più grande. Il primo dei comandamenti è:
“Ascolta Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la tua forza” (Mc 12, 28-29).
Possiamo definire questo tipo di amore: amore folle o senza misura.
Diceva S. Bernardo: “La misura di amare Dio è di amarlo senza misura.”
L’uomo tutto intero si deve perdere in questo amore o, meglio, deve vivere di esso. Beata follia, beata, pazzia, che cerca di imitare l’amore folle che Dio ha avuto per noi, quando per salvarci si fece inchiodare sulla croce.
Se l’amore per Dio dev’essere folle, senza misura, l’amore con cui l’uomo è chiamato ad amare ogni altra creatura, che non è Dio, possiamo chiamarlo: amore sobrio; è la sobrietà di cui parliamo. Si amano le creature celesti e terrestri, divine e umane, non con un amore assoluto, ma relativo, dipendente dall’amore di Dio e in relazione alla volontà di Dio e allo specifico valore di ogni creatura.


Duplice sobrietà

Vi è una duplice sobrietà: una riguardo alle cose del mondo; l’altra nei confronti delle cose spirituali.


La sobrietà verso le cose del mondo

Per cose del mondo non s’intendono cose cattive o peccaminose. Per tali cose ci vuole la rinuncia più completa, senza compromessi, non la sobrietà.
S. Giovanni ci dice che non dobbiamo amare il mondo e le cose del mondo, ma per mondo e le sue cose intende: « …la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita » (1 Gv 2, 15-16), realtà indubbiamente peccaminose.
Le cose del mondo di cui parliamo e che devono essere oggetto di amore sobrio sono i beni naturali di questo mondo, come la salute, la ricchezza, le amicizie umane, la famiglia, il lavoro, la carriera, l’arte, lo sport, lo studio, la politica..., tutte realtà, che in se stesse sono buone, che è lecito e anche doveroso amare e usare, ma in modo sobrio.
Si amano così quando l’amore e la preoccupazione di esse non impediscono di coltivare l’amore più grande, che è l’amore di Dio, anzi possono costituire una certa qual via di elevazione verso Dio e di adempimento della sua volontà.
Non è facile spiegare come nasca nell’animo questo atteggiamento di amore sobrio verso le cose del mondo e poi verso le cose spirituali. Indubbiamente è frutto di ascesi, di distacco, almeno spirituale, ma anche di intelligenza. Illuminata dallo Spirito, la persona spirituale capisce sempre più la precarietà, l’instabilità, la relatività e il limite delle cose del mondo. Avverte che non deve mettere in esse la sua fiducia e la sua sicurezza, ma solo in Dio e nella sua volontà. La sete di felicità, di cui l’anima è portatrice non può essere pienamente appagata dalle cose del mondo, ma solo da Dio, posseduto e goduto.
Lo Spirito fa capire all’anima che le cose di questo mondo sono mezzi e non fini, o almeno, non sono fini ultimi, ma solo parziali. Al di là di esse l’uomo spirituale deve cercare di realizzare il fine ultimo della sua esistenza, che è quello di amare e servire Dio con tutto il cuore, come dice il primo comandamento.
Chi tende nella propria vita a realizzare questo fine, non può mettersi di fronte alle cose di questo mondo con quell’atteggiamento spirituale, che abbiamo chiamato amore sobrio.
Aveva questo atteggiamento spirituale verso i beni di questo mondo Giobbe, quando, colpito da tremende disgrazie, che lo privarono dei figli, delle ricchezze e della salute, disse:
“Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!” (Gb 1,21).
S. Paolo inculca questo amore sobrio verso questo mondo, quando scrive ai Corinzi:
« Il tempo ormai si è fatto breve; d’ora in poi quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano di questo mondo, come se non ne usassero appieno, perché passa la scena di questo mondo » (1 Cor 7, 29-31).
A Timoteo S. Paolo scrive:
« Ai ricchi in questo mondo raccomanda di non essere orgogliosi, di non riporre la speranza sull’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che tutto ci dà con abbondanza perché ne possiamo godere » (1 Tim 6,17).
Non aveva certo amore sobrio verso le ricchezze il giovane ricco, che fu invitato da Gesù a lasciare tutto e a seguirlo per essere perfetto. L’attaccamento alle ricchezze estinse in lui l’amore folle per Cristo. Così pure il ricco stolto della parabola mise tutta la sua fiducia nelle ricchezze che aveva accumulate per godersi una lunga vita, ricchezze che non gli potettero impedire di morire in poco tempo (Lc 12, 13-21).
La sobrietà rispetto alle cose del mondo ci rende veramente padroni del mondo, fa sì che i beni di questa terra, per quanto grandi e fascinosi essi siano, non si trasformino per noi in idoli. La sobrietà spirituale ci fa capaci di rendere culto a Dio attraverso i beni di questo mondo, usandoli in rendimento di grazie, per la gloria di Dio e per il bene nostro e del prossimo.

La sobrietà verso le cose spirituali

Ma la sobrietà non va portata solo verso le cose del mondo, ma anche verso le cose, che più da vicino riguardano Dio, le cose spirituali. Esse non si identificano con Dio, ma sono solo mezzi, che più direttamente hanno lo scopo di condurci a Dio. Esse vanno amate e usate con amore sobrio, tanto quanto conducono a Dio e rientrano nella volontà di Dio che noi le usiamo.
S. Giovanni della Croce nella Salita al Monte Carmelo dedica lunghi capitoli per istruire le anime spirituali a usare con sobrietà i mezzi che provocano devozione, quali le immagini sacre, i luoghi di preghiera, i pellegrinaggi...
Inoltre insegna la sobrietà rispetto a tutti i fenomeni mistici, che non si identificano col puro esercizio dell’amore di Dio, che si ha nella contemplazione infusa. Anche rispetto ai carismi e doni soprannaturali l’anima dev’essere sobria, cioè li deve usare e possedere come se non li usasse, non mettendo in essi il suo compiacimento, ma soltanto nell’onore e nella gloria di Dio, che possono derivare dal loro uso.
Del resto Gesù stesso ci avverte che non dobbiamo tanto rallegrarci se per un potere carismatico conferitoci riusciamo a scacciare i demoni, ma perché, operando tutto questo per amor di Dio, i nostri nomi sono meritevoli del premio eterno (Lc 10, 17-20).
Inoltre ci vuole sobrietà anche nel possesso delle virtù morali. La nostra personale santità va amata con sobrietà.
Il fine ultimo della vita spirituale non è che diventiamo santi, ma che Dio sia glorificato dalla nostra santità. Non ci dobbiamo tanto compiacere di avere delle virtù, ma che Dio sia glorificato attraverso le virtù che possediamo.
Se ci amassimo in tal modo potremmo anche arrivare ad amare i nostri peccati e i nostri limiti, non perché siano amabili in se stessi, ma perché Dio è glorificato attraverso la misericordia che esercita nei confronti dei miei peccati e dei miei limiti e di questo io godo.
Vale la pena che le anime che intraprendono un cammino spirituale leggano molto attentamente quei capitoli della Salita al Monte Carmelo, in cui S. Giovanni della Croce insegna la sobrietà spirituale. Ne ricaveranno senz’altro molta luce per il loro progresso spirituale verso l’unione con Dio.
In conclusione, l’amore sobrio verso tutte le creature, sia terrene che spirituali, è un dono dello Spirito, che favorisce nell’anima la crescita nell'amore folle o senza misura verso Dio. E’ inconcepibile al di fuori di questa dinamica interiore che tende a fare di Dio il folle amore dell'anima. D'altra parte l’amore sobrio verso le creature è un amore reale, e niente affatto freddo.
Si amano le creature per quello che valgono, né più né meno.
Alcuni si spaventano davanti alle esigenze di assoluto dell’amore di Dio. Un certo linguaggio ascetico e mistico può dare l’impressione che ogni amore verso le creature sia contrario all’amore di Dio. In realtà esiste un amore verso le creature che è compossibile con l’amore di Dio, anzi lo favorisce positivamente: è l'amore sobrio.
Del resto sarebbe assurdo che Dio creasse tanta quantità di creature, se in qualche modo non fossero utili per l’uomo e utili non soltanto per la vita di quaggiù, ma anche per raggiungere il fine ultimo della nostra esistenza, che è quello di amare Dio. E' l’amore sobrio l’amore con cui Dio vuole che amiamo il creato da lui messo al servizio dell’uomo, perché egli non si faccia schiavo delle cose, ma le utilizzi per la sua elevazione e progresso verso di Luì.


LA VIGILANZA

Parliamo del secondo atteggiamento dell’anima, che favorisce e custodisce una autentica vita di preghiera: è la vigilanza.

La vigilanza verso le forze del male
La vigilanza va esercitata in due direzioni: la prima è verso le forze del male, che combattono l’anima dal di dentro e dal dì fuori. Esse si identificano con la triade: i demoni, il mondo e la carne in senso paolino. Soltanto con la continua vigilanza, accompagnata dalla preghiera, l’anima è capace di scoprire la presenza e la natura di tali i forze negative, che l’assalgono e di rintuzzare i loro assalti.

Docilità alle chiamate di Dio
Il secondo compito della vigilanza è nei confronti dello Spirito, che sollecita continuamente l’anima con le sue ispirazioni e operazioni. Con la vigilanza chi prega è pronto a percepire i suggerimenti dello Spirito e a seguirli.
Gli apostoli nelle loro lettere ai cristiani richiamano frequentemente alla vigilanza e alla sobrietà per poter resistere agli attacchi del maligno.
“Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare”  (1 Pietro 5,8).

“Vigilate attentamente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi; profittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi” (Ef 5, 15-16).

Ma bisogna vigilare non solo nei confronti del maligno, ma anche nei riguardi di Cristo:
“Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20).
Vegliate dunque perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” (Mt 24,42).
Sobrietà e vigilanza sono molto legate tra di loro. Chi ama tutte le cose con amore sobrio, è più vigile spiritualmente, perché il suo spirito non è appesantito da preoccupazioni superflue, da passioni disordinate e da pensieri illusori, cose tutte che rendono difficili la vigilanza.
Assieme, infine, rendono l’occhio dello spirito sano e capace di esercitare il terzo atteggiamento dell’anima, il più prezioso ai fini di preghiera: il discernimento spirituale.



IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE

Possiamo paragonare la vigilanza alla sentinella posta alla porta del cuore, che percepisce con prontezza la presenza dei pensieri e delle ispirazioni che vogliono entrare nel cuore della persona. La vigilanza rende presente alla coscienza spirituale le forze del male e del bene, che bussano alle porte del cuore, mentre il discernimento spirituale getta luce su tali forze, ne esamina la natura, l’origine, la forza e dirige il combattimento spirituale che l'anima intraprende contro i pensieri che vengono dal maligno.
Il discernimento spirituale è frutto di un occhio sano che vede. L'occhio dello spirito è sano quando lo spirito vive in sobrietà e vigilanza, intento a una vita di preghiera e di amor di Dio. Ma un occhio per vedere, oltre ad essere sano, ha bisogno della luce che illumina l’oggetto. Così è dello spirito. Per vedere chiaro e compiere il discernimento, dev’essere sotto la luce superiore dello Spirito, che esamina ogni cosa, anche le profondità di Dio e, potremmo pure dire, le profondità di Satana.

Chi prega con fervore e con cuore puro e amante di Dio ordinariamente ha questa luce per compiere il discernimento degli spiriti, perché lo Spirito lo illumina. Le astuzie con cui Satana cerca di entrare nell’anima vengono alla luce e facilmente sono respinte.
Ma il compito del discernimento spirituale non è solo di far luce sui pensieri che vengono dal cuore o che cercano di entrare nel cuore. Il fine ultimo di esso è di venire a conoscere con chiarezza qual è la volontà di Dio nel momento presente per l’anima che cerca il Signore. Attraverso l’analisi dei pensieri e delle mozioni interiori, che i pensieri destano nell’anima, si arriva alla certezza interiore su qual è la via su cui bisogna camminare dietro il Signore.
S. Ignazio di Loyola si convertì definitivamente al Signore attraverso l’analisi interiore delle consolazioni e desolazioni, che i pensieri di Dio e del mondo portavano all’anima sua. Dio gli parlava attraverso queste consolazioni e desolazioni.
Il discernimento spirituale permise ad Ignazio di capire che Dio lo voleva tutto per sé in una vita completamente diversa da quella che aveva condotta fino ad allora.
Il discernimento spirituale accompagna ogni stadio della vita spirituale.
La sobrietà e la vigilanza sono i prerequisiti indispensabili per acquistarne l’arte, ma è la preghiera umile e fervente, animata da un sincero desiderio di servire Dio con tutto il cuore, il luogo sacro dove la luce dello Spirito penetra nell’anima e compie il discernimento spirituale. L’esperienza dei maestri di spirito, consultati nei loro scritti e avvicinati di persona — grazie a Dio ve ne sono anche oggi — aiutano molto ad acquistare tale discernimento. Il sottoporre i propri pensieri ad un uomo spirituale è la via più semplice per i principianti in questo campo, ma man mano che si cresce nella purezza di cuore, lo Spirito stesso infonde luce sufficiente all’anima perché essa, da se stessa, sappia discernere i suoi pensieri e di conseguenza la volontà di Dio.
Il maestro insuperabile di ogni discernimento è lo Spirito e più l’anima si accosta a lui e si lascia riempire dalla sua luminosa presenza, più cresce in sapienza e discernimento spirituale.


Scarica il PDF di questo testo:
Clicca sul link per scaricare il file PDF. Lo puoi conservare, duplicare e stampare. Lo puoi inviare ai tuoi amici come allegato e-mail o WathsApp. Puoi diffonderlo con ogni altro mezzo.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER
Riceverai periodicamentee gratuitamente informazioni su tutte le nostre attività

Tip

Tip

Tip
 
Cerca nel sito
Sito del Progetto "Vieni e vedi". RnS, Diocesi di Latina. Webmaster: bruno@vss.one
Torna ai contenuti | Torna al menu